Colosseo, una meraviglia negata: aperto ai turisti solo per un terzo

Cinque milioni di visitatori l’anno, il Colosseo è stato votato nel 2007 come una delle sette meraviglie del mondo moderno. Ma è una «meraviglia» negata. Il 70 per cento degli spazi dell’Anfiteatro per motivi di sicurezza resta off limits ai visitatori. Inagibile l’arena, sbarrati gli ordini di arcate sopra al primo piano, chiusi a chiave i sotterranei. Inaccessibile anche l’ingresso principale, sepolto sotto l’arena, attraverso cui passavano gli elefanti. La galleria era stata scoperta nell’Ottocento. Chiusa. Lungo gli ordini superiori in alto si intravedono i resti di lavori, pezzi di ponteggi ormai arrugginiti. Tutto abbandonato. Da sedici anni si attende il restauro. Ci hanno messo di meno Vespasiano e Tito a costruirlo: appena otto anni.
Ad aggravare le cose, attorno al monumento proliferano le guide abusive, spesso prive delle più elementari nozioni di storia antica. Quindici euro per pochi minuti di spiegazioni. Chi ha costruito il Colosseo? Giulio Cesare trecento anni fa. E il Carcere Mamertino? Era dove gli antichi romani erano soliti arrostire i cristiani al barbecue, raccontano i sedicenti «ciceroni». Del resto, per «soli» quindici euro volete pure che studino la storia?
Dagli archi dell’Anfiteatro in compenso sono del tutto spariti i gatti. Sì, proprio loro, uno dei simboli del monumento. Chi non ricorda il film gli «Aristogatti», protagonista Romeo, er mejo gatto del Colosseo? Niente, scomparsi, desaparecidos, c’è chi dice che li abbiano avvelenati tutti. Una gattara dava da mangiare alla comunità felina. Campava vendendo rullini fotografici ai turisti. Ma è sparita anche lei.
A testimoniare come si presenta oggi ai turisti il monumento più famoso e gettonato di Roma è Diana Cossettini, dal 1970 guida turistica autorizzata, tedesca. «Il biglietto costa nove euro, con le mostre undici. Ma nessuno all’ingresso avvisa i turisti che si può salire solo al primo piano. Secondo, terzo e quarto sono chiusi», conferma. E l’arena? «Fino al 2000 si poteva attraversare su una banchina di legno, adesso no. Inagibile anche quella», sospira la guida. Che poi le «chiusure» siano dettate da motivi di sicurezza, non lo sa nessuno. «Comunque anche chi si fa una passeggiata al primo piano, trova metà dello spazio occupato dai venditori di gadget, che hanno un mega bookshop, e dalle mostre», prosegue Cossettini, spiegando anche l’arcano dei sotterranei inagibili. «Nell’Anno Santo - racconta - c’era la possibilità di scendere, ora non più. Dentro ci sono ancora i montacarichi con cui issavano le bestie». Risultato, come si diceva, il 70 per cento del Colosseo è inagibile, e « forse anche di più», insiste Diana. Che quanto alla «concorrenza abusiva» che è costretta a subire - davanti all’anfiteatro un terzo delle guide sono abusive - spiega: «C’è una specie di organizzazione. Molti sono studenti americani, non si capisce che fanno in Italia, se studiano veramente o cosa. Stanno dalla mattina alla sera davanti al Colosseo. Agganciano i connazionali con estrema facilità, gli chiedono se vogliono visitare il monumento senza fare la fila». E, spesso, riescono a farli passare. «Hanno dentro qualcuno che chiude un occhio - continua la Cossettini - e anche se i vigili urbani si danno da fare, guarda caso bloccano sempre noi guide autorizzate perché abbiamo il cartellino. Se non lo portiamo non ci fermano...». L’ultima «rivelazione» della guida è sul giallo sui lavori di restauro. «Hanno alzato i ponteggi esterni pochi mesi prima dell’Anno Santo, ripulendo gli archi 50, 51, 52 e 53, poi si sono fermati. Hanno detto che non facevano in tempo a finire e che avrebbero ripreso dopo il Giubileo. Invece dopo un po’ hanno smontato tutto e sono spariti. Quei ponteggi sono finiti nelle foto dei turisti di tutto il mondo. Storici e antichi, in un certo senso, come il Colosseo. Sapevo che c’erano dei soldi della Banca di Roma per il restauro. Dove sono finiti?».