«Colpa di Assindustria se il Piano non decolla»

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Vito De Ceglia

«Non mi dimetto. Vado avanti per la mia strada e cambierò il porto come voglio io»: Giovanni Novi, presidente dell'Authority di Genova, soffoca sul nascere le voci che circolano con insistenza, fuori e dentro Palazzo San Giorgio, sul proprio futuro. E contrattacca: «Sono le dichiarazioni del presidente di Assindustria, Marco Bisagno, ad aver portato Renzo Piano a lasciare il suo incarico». Ma, a questo punto, Novi annuncia: «Mi sono già messo in contatto con l'architetto. Arriverà a Genova dopo il 15 luglio, nel frattempo mi rapporto col suo studio. Tanto per dare un'idea…Credo che Piano approvi il lavoro portato avanti dall'Authority, escluso qualche elemento interno che rema contro».
Allora perché tutte queste polemiche sull'Affresco. Che cosa è mancato?
«Dal primo momento in cui ci siamo rivolti all’architetto, gli abbiamo detto dell'esistenza di un Piano regolatore portuale (Prp), che lui ha visionato. Inoltre, gli abbiamo suggerito altri due aspetti che, fino ad oggi, molti sottovalutano. Il primo: al momento della mia nomina, Comune, Provincia e Regione avevano già stabilito che non era applicabile l'espansione di Voltri, come prevista dal Prp. Quindi, Piano ha ridisegnato l'area seguendo le nostre direttive. Secondo: il Prp prevedeva il tombamento del Duca degli Abruzzi, ma il ministero dell'Ambiente aveva posto un veto, una settimana prima che io assumessi la presidenza. Su questi due punti, non per colpa nostra né per colpa di Piano, il Prp doveva essere dimenticato».
Allora, illustri le criticità.
«A Voltri è stato fatto un progetto iniziale, poi abbiamo chiesto a Piano una modifica che riguardava le Autostrade del mare. Porteremo il 13 luglio il progetto definitivo dell'architetto. Aeroporto: quando Piano pensava insieme a noi alle isole fuori, si è rifatto ad un progetto dell'Authority che già prevedeva un aeroporto costruito fuori. Lui ha solo abbellito il progetto iniziale. Il Canale di calma diventava troppo stretto procurando dei disguidi tecnici e con un pescaggio troppo basso. Non era possibile dragare. Nel disegno finale è segnalato un allargamento della piattaforma dell'attuale aeroporto e uno spostamento leggermente più fuori. Piano è stato molto diligente, perché avrebbe potuto trasferire lo scalo più a largo, ma il ridotto pescaggio non lo permetteva. Infine, Sampierdarena. Nel progetto iniziale, i pontili venivano lasciati inalterati e veniva solo realizzata l'isola delle riparazioni navali. Il Comune e alcuni di noi, compresi i riparatori, hanno espresso alcune obiezioni. Pertanto, Piano ha rifatto il disegno e ha trasferito le banchine di Sampierdarena fino alla diga foranea. Un disegno che contrasterebbe con il riempimento di Calata Bettolo, i cui lavori stanno andando avanti. Con l'architetto, prima che decidesse di lasciare, stavamo studiando nel dettaglio le possibili soluzioni, in particolare per l'ubicazione delle riparazioni navali. Perché l'Authority vuole potenziare questo settore».
Lei dice che sono le dichiarazioni di Bisagno ad aver spinto Piano a mollare.
«Le dichiarazioni del presidente dell'associazione degli industriali hanno irritato Piano. Non è vero che l'Affresco non è stato sottoposto all'utenza: sia gli industriali che tutte le altre categorie sono scese nel dettaglio. Tutti hanno espresso le loro considerazioni per eliminare le criticità. Tutte le istituzioni, dico tutte, sono d'accordo. Vogliamo tutti recuperare l’Affresco».
Ma perché Bisagno ha preso una posizione così netta?
«Non me lo spiego. Bisagno è parecchi mesi che mi critica, così come il presidente dei terminalisti, Luigi Negri. Vorrei sapere che cosa c'è dietro. Il leader dei terminalisti insiste con una posizione inflessibile circa la concessione del sesto modulo del Vte. Lui dice: deve essere assegnato al Vte. Io, invece, gli ho spiegato che l'Authority vuole consegnare l'area al Vte, ma a certe condizioni, pienamente condivise da Negri. Lui le ha illustrate anche agli membri del Comitato portuale. E le condizioni che io ponevo erano che Vte raggiungesse un accordo con un importante armatore al fine di garantire le giuste quote di traffico. E che non vendesse tutto il terminal dopo l'assegnazione del sesto modulo, dal momento che il Vte aveva in passato già portato avanti trattative. Noi non potevamo dargli un bene del valore di 25 milioni di euro e poi il giorno vederlo venduto con un guadagno molto superiore. Se avessi seguito il diktat di Negri avrei fatto il bene del porto? Il Vte sta lavorando a 723mila container l'anno, una miseria rispetto all'impegno di 1.200.000».
E sulla «non capacità di utilizzare la struttura dell'Authority» e il «non aver preso decisioni in contrasto con la ex amministrazione regionale», che cosa risponde?
«La struttura cerco di modernizzarla. Ma, come spesso accade, le novità fanno paura. Bisagno e gli altri sono troppo attaccati alle vecchie strutture...».
Anche il segretario generale dell'Authority, Sandro Carena, è attaccato, come dice lei, alla vecchia struttura?
«Non voglio fare nomi, ma esiste un gruppetto di vecchi dirigenti molto attaccato allo status quo. E combinazione questa posizione si sposa con la mentalità di molti terminalisti. Senza dubbio, Novi dà fastidio perché tenta di fare delle innovazioni. Però, mi sento forte perché ho tutte le istituzioni dalla mia parte e anche il cardinale Bertone. Infine, voglio ringraziare il cavaliere del Lavoro Flavio Repetto che rappresenta un sostegno morale molto forte».
Esiste, secondo lei, un limite delle forze economiche cittadine a pensare in grande?
«Sicuramente. Molti operatori portuali non pensano né in grande né al futuro del porto. Anzi, si interessano solo dei loro interessi più immediati. Mentre noi dobbiamo pensare al nostro scalo fra dieci e quindici anni».
Se è vero che le sue proposte non sono mai finite in minoranza in Comitato portuale, significa che davanti tutti sono d'accordo, ma poi qualcuno le rema contro alle spalle.
«Qualcuno mi ha messo in allerta. Io ho toccato degli interessi consolidati: vedi il Vte. La società pagava un canone di 79mila euro per il Prà Distripark Europa (Pde), il retroporto del porto di Voltri».
Il Giornale ha avanzato una sua proposta: il waterfront di Piano è coerente se viene integrato con il Terzo Valico, con la realizzazione dell'Iit e con la riconversione dell'acciaio di Cornigliano. Lei è d'accordo?
«È giusto e intelligente. Bisogna pensare in grande, ripeto. E non mettersi a discutere su una banchina o quant'altro. È coerente pensare che il porto e la città sono una cosa unica. E Renzo Piano ha realizzato il suo Affresco tenendo presente questa idea».
Faccia una autocritica: che cosa ha sbagliato finora?
«Non avere immediatamente dato mandato ad una società l'innovazione totale della nostra struttura. Ho perso un anno su questo. Abbiamo ottimi funzionari, ma male organizzati. Tra due settimane è pronto il piano e io lo varo. Poi, non valutare subito la lentezza con la quale procediamo nei lavori. Necessita prefiggersi sempre degli obiettivi. Il sottoscritto si è presentato con trasparenza e con lealtà, ma non è stato ripagato con la stessa moneta».

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