«Colpa della burocrazia se non riusciamo a offrire una bella sciata ai turisti liguri»

«L’ho letto pure io quell'articolo online dove si diceva che bisogna essere proprio abelinati per pensare di costruire uno skilift in pieno inverno con un metro e mezzo di neve. Ma le cose non stanno così. Per adesso occorre accontentarsi. Poi, dal 2009 si potrà finalmente tornare a sciare da Santo Stefano d'Aveto alle meravigliose piste del Monte Bue». Parola di sindaco. Promessa di Cristoforo Campomenosi, che respinge tutte le ironie e le accuse sui ritardi. E, anzi, rilancia sull'unica stazione sciistica genovese. La seconda in Liguria, dopo quella inaugurata alcuni giorni fa anche a Monesi, sopra Imperia. La delusione, però, è di tanti. Di tutti quelli, soprattutto, che dagli anni sessanta agli anni Ottanta su quelle piste, a cavallo con il confine emiliano, impararono da bambini a stare in piedi scivolando sulla neve grazie a un paio di legni. Così erano le attrezzature di una volta. Con quegli scarponi di cuoio e i lacci stretti fino al polpaccio. Gli attacchi nella parte anteriore degli sci che erano praticamente delle grosse, e dure, molle. Quel fondo in plastica, i primi dopo qualche anno, che occorreva sciolinare e sciolinare perché ci si attaccava la neve fresca.
Ecco, questo Natale un pochino tutti avrebbero voluto fare rivivere ai propri bambini quelle emozioni vissute quaranta anni fa. Cominciate quando, nel 1965, il senatore democristiano Paolo Emilio Taviani, inaugurò, quella volta sul serio, la bidonvia, una gabbia stretta che ci stavano appena due genitori e il bambino, che portava fino agli skilift del Monte Bue. Un sogno della dolce vita alpina che fece nascere a Santo Stefano d'Aveto ristoranti, alberghi e pure bar notturni e discoteche. Stroncato poi dal meteo avaro di neve e dalla concorrenza di altre località, soprattutto del Basso Piemonte. Tanto che, nel 1992, la società di gestione degli impianti dichiarò fallimento e le stazioni di risalita diventarono ruderi di cemento. Le piste da sci bianchi sudari pieni di massi e radici. «Chi ci critica e ci deride - continua Campomenosi - non conosce bene i non facili iter burocratici che abbiamo affrontato. I nuovi impianti sono pubblici. Occorrevano prima i soldi e soltanto dopo si poteva partire con il bando. A marzo è stato affidato alla Doppelmayr l'incarico per la prima seggiovia. Il 10 luglio il via ai lavori. Soltanto a maggio, però, abbiamo realizzato di avere un disavanzo grazie al ribasso d'asta. Quei 350mila euro necessari, in sostanza, per costruire lo skilift che avrebbe consentito di aprire le piste da sci. Abbiamo dovuto rifare il bando e, alla fine, per le lungaggini burocratiche, siamo arrivati a ridosso dell'inverno, quando è cominciato a nevicare».