La colpa della guerra dei black bloc? Di Pietro ha un'idea: è del governo

Il leader dell'Idv, sul suo blog, dopo la devastazione della Capitale, punta il dito contro l'esecutivo: "Un governo che compra i voti alimenta lo scontro". Ma viste le sue dichiarazioni infuocate, se facesse anche lui un po' di autocritica non sbaglierebbe

Nessun esame di coscienza. Nessun pentimento. Nessuna autocritica. Il pensiero che le sue dichiarazioni non abbiano contribuito a placare l'ira dei teppisti che hanno devastato la Capitale non sfiora nemmeno per un attimo Antonio Di Pietro. Frasi come "Berlusconi se ne vada, prima che ci scappi il morto" o "la rivolta sociale è alle porte" per lui sono parole gettate al vento, così, tanto per dire. Per non parlare poi delle continue dichiarazioni e invettive condite con epiteti e insulti non proprio degni del ruolo istituzionale che il leader dell'Italia dei Valori svolge. Quel che conta è cavalcare la protesta, fomentare gli animi, gridare a squarciagola e vaticinare l'autunno caldo.

Poi una volta che succede quello che è successo ieri a Roma, ecco che l'ex pm punta il dito contro il governo. E nel suo blog scrive: "Un governo che compra voti alla luce del sole che combatte ogni giorno contro la legalità, che presenta al mondo un quadro desolante di corruzione, è l’opposto esatto di quel che servirebbe per offrire alla rabbia dei giovani una speranza e uno sbocco politico anzi, i suoi atteggiamenti sono una vera e propria provocazione che alimenta chi ieri ha messo a ferro e fuoco la capitale".

Insomma, per Di Pietro è colpa dell'esecutivo se cinquecento incappucciati hanno sfondato le vetrine dei negozi capitolini, se hanno lanciato sanpietrini alle forze dell'ordine, se hanno incendiato le automobili di cittadini incolpevoli, se hanno bruciato le bandiere dell'Unione Europea e dell'Italia, se hanno sputato e lanciato uova a Marco Pannella.

Poi però c'è il Di Pietro che, forse ricordando il suo trascorso da poliziotto, difende gli agenti. "Voglio prima di tutto complimentarmi ed esprimere la mia affettuosa vicinanza agli agenti delle forze dell’ordine, la cui perizia e il cui senso della misura hanno impedito che ieri una situazione drammatica degenerasse in tragedia. Subito dopo voglio esprimere piena solidarietà a quel 99% di manifestanti che, nonostante una situazione di grande tensione e rabbia, ha rifiutato e respinto le provocazioni. Non oso pensare a cosa sarebbe successo se ieri ad abbandonarsi alla violenza, invece di un migliaio di delinquenti, fossero state le centinaia di migliaia di giovani che hanno invece manifestato pacificamente".

Non vogliamo immaginarlo neanche noi. Ma basta continuare la lettura dello scritto per accorgersi come Di Pietro torni subito sui suoi passi e si ravveda, tornando nei panni del dietrologo: "Mi chiedo, e chiedo al governo e alle autorità competenti, come sia stato possibile che poche centinaia di teppisti abbiano potuto agire indisturbati per ore fino a che non sono riusciti, alla fine, a ottenere quello che cercavano, coinvolgendo negli incidenti molti altri manifestanti. Non voglio neppure pensare che dietro questa incomprensibile strategia ci fosse la scelta precisa di fare in modo che la manifestazione degenerasse per conquistare un argomento di facile propaganda politica".

Come non detto: è il solito Di Pietro. Che poi conclude il suo intervento aleggiando ancora lo spettro della rivolta sociale: "Se non riusciamo a offrire rapidamente uno sbocco pacifico e democratico a quella frustrazione sarà molto difficile evitare che imbocchi la strada della rivolta sociale". Ma se anche lui contribuisse a morigerare le sue dichiarazioni di sicuro non farebbe cattivo regalo al pacifismo e alla democrazia.