È colpa nostra se i migranti non ci rispettano

A Sesto Fiorentino si è improvvisamente scoperto, dopo che la comunità cinese si è opposta con la forza ad un controllo dell'Asl e poi alle forze di Polizia, che i «dolci» cinesi evadono tasse per cifre iperboliche. Sai che scoperta. Nella rossa Toscana da ormai 30 anni tessile e pelletteria sono in mano cinese, e mai nessuno si è accorto di alcunché? Diciamo che molti occhi sono rimasti chiusi. I controlli solo per noi sono incrociati. Che dire poi dei troppi negozi di «massaggi», altri occhi chiusi? Andate in un loro emporio, telecamere ad ogni angolo senza alcun avvertimento come imporrebbe la legge. Al bar che da poco è stato lasciato da italiani, i nuovi proprietari cinesi fanno gli gnorri quando si pagano le consumazioni e ogni giorno devo richiedere lo scontrino. State sereni, la legge non è eguale per tutti.

Daniela Portaluppi

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Cara Daniela, non ho nulla contro i cinesi, una comunità che zitta zitta, senza fare troppo casino, ha messo radici ben solide in molte delle nostre città. Vivono e lavorano tra di loro, non cercano integrazione, sono una comunità chiusa e ben organizzata al suo interno. Ce l'ho con chi ha permesso che questo avvenisse, nella maggior parte dei casi, nella assoluta illegalità. Cioè ce l'ho con quegli italiani che in nome del multiculturalismo stanno sfasciando questo Paese, permettendo agli immigrati di fare ciò che per noi è vietato. Non siamo la Svizzera per fortuna dico io per cui non è immaginabile il rigore assoluto. Ma non è accettabile oltre il contrario. Gli zingari per un verso, i venditori di fiori bengalesi per un altro, i vu' cumprà nordafricani che invadono le spiagge per un altro ancora sono enclavi diventate col tempo praticamente inespugnabili. Poi, come dice lei, quando succede un casino, tutti a stupirsi. E ovviamente loro ad andare avanti come se nulla fosse, sicuri che il tempo darà loro ragione. Perché, come recita un proverbio cinese, l'uomo che sposta la montagna comincia con il portar via i sassi più piccoli.