Le «colpe» di Merlo: consulenze esterne per tenere la poltrona

(...) per accontentarsi - se i container crescono di qualcosa come lo «zero virgola». Intanto gli scali di Venezia, Trieste e Monfalcone, che insieme non farebbero neanche mezza Genova marittima, si stanno attrezzando a tappe forzate, con la benedizione di alcuni ministri, per candidarsi a leader dello shipping mercantile italiano.
Qui, invece, le ultime notizie sono che l’Autorità portuale fa ricorso avverso la sentenza di primo grado che ha mandato (quasi) completamente assolto l’ex presidente Giovanni Novi. E lo fa, il ricorso, «a peso d’oro»: le voci parlano di 150mila euro, oltre Iva, corrispondenti alla liquidazione della parcella del professor avvocato Carlo Federico Grosso che ha ricevuto l’incarico di rappresentare Palazzo San Giorgio come parte civile. Una montagna di soldi (pubblici) - sempre secondo queste voci - che potevano essere tranquillamente risparmiati facendo ricorso, in quanto ente pubblico, all’Avvocatura dello Stato anziché al principe del Foro. In questo caso, «agratis», e ci perdoni l’Accademia della Crusca.
Non basta: allo stesso professor avvocato Grosso - titolare di uno dei più affermati studi legali di Torino, già vicesindaco della città della Mole eletto come indipendente nelle liste del Pci, poi vicepresidente del consiglio regionale e componente del Consiglio superiore della Magistratura, nonché legale di fiducia del gruppo La Repubblica-L’Espresso - sarebbe già stato assegnato un ulteriore incarico: «Interporre appello alle 12 sentenze di assoluzione emesse il 17 settembre scorso dal giudice Maurizio De Matteis perché “il fatto non sussiste“, al fine di far condannare ad anni di galera gli imputati».
Ma l’Autorità portuale e il suo attuale timoniere, Luigi Merlo, autorevole esponente del Pd, avrebbero fatto di più: addirittura dato fondo alla cassa asfittica dell’ente, mettendo in preventivo un esborso non indifferente per «concludere un contratto oneroso con una ditta esterna al fine di curare l’immagine del presidente, in previsione di un suo eventuale rinnovo nell’incarico, a febbraio 2012». Tutto questo, senza che il presidente della Regione Claudio Burlando, quello della Provincia Alessandro Repetto, e il sindaco Marta Vincenzi, vertici istituzionali e contemporaneamente autorevoli membri del comitato portuale, abbiano ritenuto di eccepire qualcosa.
Accuse precise, dunque, e circostanziate, e pesantissime. «Se è tutto vero, signor presidente Merlo - chiede conto il Giornale, doverosamente, all’interessato -, è chiaro che c’è qualcosa che non va, anzi parecchio, nel comportamento dell’Autorità portuale genovese». Ma come? Palazzo San Giorgio piange miseria e pensa persino di stringere un patto d’acciaio con Gioia Tauro per ottenere dal governo una percentuale di introiti di Iva, accise e tasse portuali varie che adesso si pappa tutte Roma, «e voi, signor presidente - insiste il Giornale -, regalate 150mila euro a Grosso e un’altra barca di soldi a una ditta esterna che cura l’immagine invece che la sostanza?».
Merlo non fa neanche finta di abbozzare. Replica come un treno in corsa, masticando amaro: «Primo punto, la parcella al professor Grosso. La cifra non è quella, e neanche si avvicina. Non conosco l’importo esatto, ma sono già in grado di dire che non è neppure lontanamente quello insinuato e di cui sono indirettamente accusato».
«Va be’. Ma col fatto che potevate farvi patrocinale gratuitamente dall’Avvocatura di Stato, come la mettiamo?» chiede conto ancora il Giornale. Risposta secca di Merlo: «La procedura che abbiamo seguito è assolutamente corretta». Un po’ poco, forse, per stornare i dubbi, cioè: i veleni. Allora proviamo ad affondare a lama: vuoi vedere che sulla fantomatica «ditta esterna» che gli farebbe da trampolino di lancio per la rinomina, il presidente Merlo scivola e cerca di aggrapparsi allo scoglio? Niente di niente: «La notizia, se vogliamo chiamarla così - replica il numero uno di Palazzo San Giorgio - è priva di qualsiasi fondamento. Del resto, il nostro budget non ci consentirebbe nemmeno di attribuire incarichi di consulenza di questo tipo. Dico di più: un’ipotesi del genere non mi è mai passata per la testa. Ritengo che, oltre tutto, sarebbe un provvedimento illegittimo».
Accusa e difesa. I lettori, i cittadini hanno gli elementi per riflettere e giudicare. Purché, poi, rimanga anche il tempo (e la voglia) di riflettere e giudicare - tanto per essere chiari - su infrastrutture, distripark, tombamenti, tariffe, risorse, occupazione e, magari, anche sicurezza a bordo e in banchina. Che non sono affatto veleni, ma qui, su questi moli, rischiano di rimanere solo polpette avvelenate.