Colpevole? L’atleta morto, non la pista

CAMBI Migliorate le protezioni alla curva 16, quella dello schianto. Ieri snowboarder in ospedale

Ed ora che l'assoluzione al budello di ghiaccio, che ha spezzato la vita dello slittinista georgiano, è arrivata, si parla solo di errore umano, anche per mettere a tacere le coscienze e far partire finalmente queste Olimpiadi per ora solo di lutto e rinvii. Chi l'ha detto, però, che in gara è vietato sbagliare e che per correre dei Giochi, pur olimpici, si debba mettere in conto anche il prezzo più alto? Ieri uno snowboarder giapponese, Yuka Fujimori, è stato ricoverato in ospedale, dopo aver subito un duro colpo alla testa in allenamento. Lui come pista aveva, non il ghiaccio incriminato di Whistler, ma l'aria. A tradirlo è stata una raffica di vento che ha allungato il suo salto. Sottoposto ad una tac al cervello, non ha evidenziato danni.
Fin qui il rischio è da correre: chi gareggia e di mestiere fa il campione, lo sa. Ma gli echi su un tracciato, quello che ospita bob, skeleton e appunto lo slittino, a detta di molti troppo veloce e pericoloso, non si spengono e il pensiero corre al 2005, a quando questo sliding centre fu presentato come «la pista più difficile del mondo». Si gonfiarono il petto gli uomini della Stantec, la compagnia di Vancouver che lo realizzò. Fra loro anche il project manager Lorenz Kosichek, lo stesso uomo, affranto, che ieri al telefono con i giornalisti che lo incalzavano, si rifiutava di esprimere un giudizio: «È troppo presto, io ho solo lavorato secondo il progetto dall'ingegnere tedesco Udo Gurgel», papà delle piste olimpiche di Nagano 1998, Salt Lake City 2002 e Torino 2006.
Eppure, mentre l'inchiesta ufficiale della Federazione internazionale dello slittino (Fil) e del Comitato organizzatore dei Giochi (Vanoc) promulgava la tanto sperata "assoluzione", il fatto sussiste eccome. Il dolore e i sensi del cordoglio viaggiano su Facebook e Twitter in un abbraccio ideale che arriva fino a Bakuriani, stazione sciistica al centro della Georgia, città natale di Kumaritashvili, dove gli abitanti si sono radunati davanti alla casa dello sfortunato atleta per consolarne la famiglia. A Whistler, invece, la federazione ha deciso di riaprire l'impianto alzando ulteriormente le protezioni all'uscita della curva 16, quello della schianto, con una modifica al profilo del ghiaccio come misure preventive. La gara degli uomini partirà dal punto in cui viene dato il via a quella delle donne. Vale a dire più in basso, come ulteriore precauzione. «Queste decisioni sono state prese anche in considerazione delle emozioni degli atleti che hanno perso un amico. È una situazione difficile per tutti», ha spiegato Svein Romstad, segretario generale della Federazione internazionale. Sul casco degli uomini una banda nera in segno di lutto, le donne e il doppio partiranno addirittura dal punto in cui partono gli juniores.
La gara maschile si svolgerà regolarmente (questa sera alle 24), così gli allenamenti, iniziati ieri pomeriggio quando il budello ha riaperto le sue curve agli atleti. La versione ufficiale di un errore a carico del povero atleta cozza però con alcune dichiarazioni del tedesco Jospeh Fendt, presidente della Fil. «La pista è troppo veloce - riportava il quotidiano britannico Daily Telegraph -. Avevamo pianificato che la velocità massima fosse di 137 km orari. Invece, è superiore di quasi 20 km, come dimostra il tachimetro che ha colto il passaggio dell'austriaco Manuel Pfister, lanciato a 154 km». «La prima volta che ho provato la pista, ho pensato che qualcuno si sarebbe ammazzato», ha detto a chiare lettere lo statunitense Tony Benshoof alla Nbc.
Solo i canadesi paiono più tranquilli: loro hanno avuto la possibilità di prendere confidenza con il tracciato in oltre 300 discese. Il resto del mondo in sole 40 prove.