Colpita dal cornicione: grave una bimba

Un sinistro scricchiolio, poi una scheggia da un chilo e mezzo si stacca da un camino, vola per una quindicina di metri e colpisce in pieno Daniela. Il tempo di dire «mamma» poi sviene e scivola a terra in un lago di sangue. La madre, la raccoglie disperata tra le braccia, arriva un’ambulanza, la bambina vien ricoverata al Policlinico ed entra subito in osservazione. Condizioni disperate, prognosi riservatissima. In sala d’attesa la povera donna non riesce a dire una parola, piegata in due piange sommessamente. Aspetta. E spera che i medici escano con una buona notizia.
Daniela ha dieci anni, è figlia di Jolanda, peruviana di 38 anni, una ragazza madre che vive solo per quella figlia. Per darle un avvenire migliore, circa otto anni fa ha lasciato il suo Paese ed è venuta in Italia a fare la cameriera. Ieri mattina, attorno alle 7.30 esce con la piccola da via Lomellina 47, un appartamento che divide con una connazionale anche lei con un bambino di 6 anni. «Due persone meravigliose - dice ora Claudia la custode - vivevano entrambe per i figli. Pensavano solo a loro, mai viste con uomini. E i ragazzi erano stupendi. Il maschietto vivacissimo, ma come tutti del resto a quell’età. Daniela più timida, educatissima, salutava sempre con un sorriso dolcissimo».
Madre e figlia si incamminano verso viale Argonne, l’attraversano e si mettono ad attendere il 54 nei pressi della pensilina: la piccola diretta a scuola, la mamma al lavoro, faccende domestiche nelle case dei milanesi. Poi il dramma. «Quei camini stanno su con lo sputo» dirà poi uno degli operai spediti su a verificare la staticità del tetto. Proprio da un grande camino alto oltre due metri si stacca un pezzo che colpisce alla testa la piccola. «Mamma» e poi sviene. Al Policlinico viene subito sedata, poi iniziano tutte le analisi, ha subito danni molto preoccupanti, impossibile azzardare una prognosi.
Jolanda singhiozza in sala d’attesa del secondo piano del reparto Monteggia. Vicino a lei Giorgia, la signora da cui si reca tutti i pomeriggi viale Monte Nero. «Poverina, si è preoccupata di avvertirmi che non sarebbe venuta. Non potevo lasciarla sola e sono corsa subito. È come da oltre sei anni, mai avuto nulla da dire, anzi. Scrupolosa, grande lavoratrice. Qualche volta portava Daniela, un bimba molto buona. Mentre la mamma lavorava lei disegnava oppure guardava i cartoni animati dei mi figli, ne ho due anch’io, di tre e sei anni, capiscono cosa possa provare Jolanda».
Intanto in viale Argonne le prove di staticità proseguono per tutto il pomeriggio. L’ingresso dello stabile è in piazza Fusina 2, si tratta di un palazzone di edilizia pubblica realizzato nel 1937, anche se ora molti appartamenti sono stati rilevati dai vecchi inquilini. Nel cortile le facciate interne sono tutte coperte da impalcature e reti per proteggere gli inquilini dalla caduta dei calcinacci. A settembre infatti sono iniziati lavori di manutenzione ordinaria eseguiti dalla ditta Nuovi Lavori Edili. Passa una signora «Che mi ricordi l’ultima volta che hanno messo mano al palazzo ero ancora bambina, saranno stati gli anni Settanta».
«Prima dell’inizio dei lavori erano state fatte le verifiche all’intero edificio, compreso il tetto, che non presentava problemi» assicura Salvatore Milleo, da cinque anni amministratore del condominio, con studio nella vicinissima via Masotto. Poi è arrivata l’impresa per la messa in sicurezza dei balconi e il rifacimento della facciata interna. «Prima dell’intervento erano stati eseguiti i controlli su tutto lo stabile - ripete Milleo - e per quanto riguarda il tetto, rifatto circa 15 anni fa, non era risultata necessaria alcuna opera di manutenzione. Si è trattato di una fatalità». Ma gli operai andati a controllare il tetto non sono d’accordo: «I camini stanno su con lo sputo».