Colpita dal marito, è morta L’ha pestata col mattarello davanti ai tre figli piccoli

A Legnano, in via Guglielmo Marconi, chi ha assistito alla scena riesce solo a dire che è stato «agghiacciante». Una donna si copre il volto con le mani: «Non può capire cosa significhi vedere un uomo che sta ammazzando una donna a quel modo e non poter far nulla per fermarlo».
Nessuno pensava, poteva nemmeno lontanamente immaginare che lo stimatissimo primario di oculistica Roberto Colombo potesse accanirsi come un folle, a colpi di mattarello contro la moglie da cui si stava separando, la madre dei suoi tre figli, arrivando a sfondarle il cranio e a ucciderla. Invece è andata proprio così: Stefania Cancelliere, 39 anni, è morta poco dopo le 10 di ieri mattina all’ospedale di Legnano dov’era stata ricoverata in condizioni disperate da lunedì sera. Quando, intorno alle 18, il marito l’aveva aspettata con il mattarello in mano lungo le scale della palazzina dove entrambi, seppur in appartamenti diversi, abitavano. Terrorizzata, la donna, quando l’ha visto e ha intuito le sue intenzioni, ha cercato di fuggire in strada con in braccio il figlio di due anni, ma il marito l’ha rincorsa e ha continuato a colpirla brutalmente nell’atrio del palazzo, infierendo col mattarello sulla testa. Gli altri due figli, una bambina di 5 anni e un maschietto di 7, sono scappati sulle scale e hanno chiesto aiuto ai vicini di casa. Che, sentendo le grida della donna, si erano già avvicinati alla porta a vetri del palazzo e hanno assistito all’omicidio in diretta. Qualcuno si è attaccato ai campanelli per farsi aprire la porta e fermare Colombo, ma quando c’è riuscito era tardi.
Dopo essere stato separato dalla sua vittima, Colombo è rimasto come inebetito, quasi non si rendesse conto di ciò che aveva fatto. Il primario - conosciuto da tutti a Legnano anche perché, lo scorso marzo, si era candidato, seppur senza successo, nelle fila dell’Idv alle amministrative - sporco di sangue, ha assistito senza parlare all’arrivo dell’ambulanza e degli operatori del 118 di Varese, sempre tenendo il mattarello in mano. I medici hanno tentato di rianimare la moglie Stefania - stesa a terra in mezzo a sangue e ciocche di capelli strappati - sul posto. Quindi, quando i poliziotti del commissariato di Legnano l’hanno portato con loro per formalizzare il fermo per tentato omicidio, ha chiesto come mai non lo riportavano a casa. Ieri mattina, dopo il decesso della moglie, l’accusa si è trasformata in omicidio volontario aggravato dalla crudeltà.
Ora il primario di oculistica è agli arresti in attesa dell’udienza di convalida. L’inchiesta è affidata al pm di Milano Isidoro Palma.
Roberto e Stefania erano qualcosa di più di una coppia in crisi. Da febbraio abitavano in due appartamenti diversi. Lei risiedeva all’ultimo piano, nell’attico, insieme ai tre figli in quella che era stata la dimora coniugale; lui, invece, al pianterreno, dove inizialmente sarebbe dovuta venire ad abitare la madre di Stefania. I vicini raccontano che litigavano molto spesso anche se l’uomo, negli ultimi tempi, aveva tentato, forse, una riappacificazione lasciando davanti all’uscio di casa della moglie dei mazzi di fiori. La donna, però, non li aveva mai ritirati.
Una sera, proprio durante una di queste liti, il primario aveva chiamato il 113 e in via Marconi arrivò una volante. Quando si rese conto che la situazione tra moglie e marito era tesissima, il dirigente del commissariato di Legnano, Antonio D’Urso, aveva revocato il porto d’armi del medico che deteneva regolarmente armi da sparo.