«Colpita Sky? Sì, ma pure Mediaset e Mondadori»

Sesto San Giovanni (Mi)«Se non ci fosse stato Silvio avremmo Achille Occhetto presidente della Repubblica e Luciano Violante del Consiglio». Il ministro Gianfranco Rotondi fa una pausa. «Siamo andati vicini a questa possibilità con la giustizia del popolo in auge prima che Silvio scendesse in campo. Fosse andata così avrebbero scritto sui libri di storia che i politici del malaffare, i democristiani, erano stati spazzati via dalla giustizia del popolo». Il salone che ospita il convegno della Democrazia cristiana per le autonomie scoppia in un boato. «Grazie a Silvio, siamo ancora qui».
Applaudono gli ex democristiani ma anche gli uomini del Pdl milanese e lombardo che in quest’ex convento ai confini dell’ex Stalingrado d’Italia, discutono sulla scelta di campo, sul futuro Pdl. E l’applauso si trasforma in un boato quando Domenico Zambetti, presidente lombardo della DcA, ridà voce alla telefonata di Berlusconi che accusa la sinistra di essere sempre in campagna elettorale: «Attraverso i loro giornali e le trasmissioni televisive raccontano che noi non abbiamo fatto niente per l’economia reale. Invece abbiamo fatto molto nell’interesse del Paese. Tutto il possibile. E faremo di più. Le detrazioni dell’Irap sono la promessa per la futura abolizione di un’imposta assurda introdotta dalla sinistra e che abbiamo solo noi».
Già, attraverso i «suoi telegiornali», la sinistra, «racconta un’atmosfera da catastrofe» mentre «siamo un Paese solido» e per questo «è importante che ci sia ottimismo. Sono convinto che affronteremo questa crisi meglio degli altri. Alle famiglie dico di non avere tanta paura. È necessario non ridurre i consumi e se una famiglia che ha deciso di cambiare l’auto davanti alla crisi sceglie di non farlo più, deve sapere che si crea un problema alla Fiat costretta quindi alla cassa integrazione». Concretezza in risposta alla crisi che viene da lontano e che vede la sinistra continuare a giocare «come fosse perennemente in campagna elettorale».
Ma, avverte Berlusconi, se la sinistra vuole dialogare, una cosa potrebbe farla: porre fine all’alleanza con Antonio Di Pietro. Messaggio inequivocabile: «Se l’opposizione vuole veramente essere socialdemocratica come dice di essere, se vogliono veramente collaborare con noi devono porre fine all’alleanza con un signore violento e calunniatore che si chiama Antonio Di Pietro». Tutti i presenti nel salone sestese del Grand Hotel Villa Torretta annuiscono e applaudono. «Devono porre fine all’alleanza» chiosa il premier perché «così farebbero un gran servizio alla democrazia nel nostro Paese».
Già, la richiesta al Partito democratico, mai nominato direttamente, di dimostrare di essere un partito socialdemocratico rompendo l’alleanza con l’Idv, è accompagnata da un’annotazione: «La sinistra con cui il governo deve fare i conti è una sinistra non liberale, non garantista e non riformatrice». E da una rivendicazione d’orgoglio: «Stiamo facendo qualcosa di importante, lasceremo un segno nella storia della politica italiana, come fattore di benessere e di libertà. Il nostro obiettivo è realizzare un’alternativa alla politica e di governo concreta. Purtroppo la sinistra con cui dobbiamo fare i conti è in divorzio dalla realtà».
Berlusconi garantisce sul futuro e sul peso del rapporto della DcA nel Pdl: «Costruiremo insieme un grande movimento che ha nel manifesto del Partito popolare europeo la sua carta dei valori. Vi ringrazio per l’impegno che avete sempre avuto come alleati di Forza Italia e oggi come fondatori del Pdl. Credo che gli impegni che avete a favore della famiglia e del federalismo siano i valori della politica cattolica che ha insegnato Alcide De Gasperi». Annotazioni che il leader del Pdl sintetizza agli esponenti della DcA, poi, in una formula, «voi siete la parte propulsiva nella costruzione di questo grande movimento e ci siete con pari dignità». Rotondi interrompe la telefonata con una boutade, «il Pdl non è la nuova Dc ma non si può fare senza democristiani».
Fotografia della realtà politica che sottoscrivono pure il ministro Ignazio La Russa, reggente di An: «Con la nuova Dc ci siamo già incontrati alle elezioni. I valori sono comuni». E Giancarlo Abelli, vicecoordinatore nazionale di Fi: «È la scelta di campo tra chi crede nella modernità e chi si chiude a riccio vantando un riformismo che non possiede».
Intanto, però, Silvio Berlusconi continua il filo diretto telefonico e risponde alla critiche sull’aumento dell’Iva per le tv a pagamento introdotto nell’ambito del pacchetto anti-crisi: «La sinistra aveva dato un privilegio alle televisioni con gli abbonamenti, aveva buoni rapporti con Sky. Noi abbiamo tolto un privilegio e portato il livello dell’Iva uguale per tutti e così penalizzato anche Mediaset che sta facendo partire una tv con gli abbonamenti». Altro che conflitto d’interesse, «non si sono neppure accorti che abbiamo introdotto un limite sui libri scolastici, che non possono essere cambiati per cinque anni. Risultato? Questo aiuta le famiglie ma penalizza Mondadori che avrà una diminuzione di 100 milioni di euro». Che aggiungere? «La sinistra e la realtà, un divorzio assoluto».