Colpite perfino le terapie riabilitative

Peggio di così non poteva andare. Si riduce l’offerta assistenziale, non si risparmiano risorse e si allungano spropositatamente le liste d’attesa. È quanto sta per accadere alle prestazioni sanitarie di riabilitazione motoria e di neuroriabilitazione sia cronica che post-traumatica. Il presidente-commissario Marrazzo ha in serbo un nuovo, ultimo provvedimento che presto andrà a colpire le strutture sanitarie che offrono riabilitazione ma soprattutto i loro pazienti, che saranno costretti a trafile massacranti prima di accedere alla cura. Il j’accuse arriva dal senatore Stefano De Lillo (PdL) membro della commissione Sanità di Palazzo Madama e già vicepresidente della commissione Sanità della Regione Lazio: «D’ora in poi un malato per accedere alla riabilitazione dovrà essere ricoverato. È stato intrapreso è un percorso cervellotico che porta all’aumento dei costi non favorendo nessuno se non ritardi nelle prestazioni. Oltre al fatto che gli ospedali pubblici, quelli che hanno più posti letto a disposizione, a oggi non sono attrezzati per trattamenti di questo tipo. Attrezzarli significa spendere altri soldi quando ci sono già case di cura convenzionate».
In pratica d’ora in poi un paziente per usufruire di un periodo di trattamento, sia da ricoverato sia in day hospital dovrà passare al vaglio di un’apposita commissione - l’Unità di valutazione multidisciplinare - e semmai venisse bocciato dovrà pagare il trattamento da solo. Ma c’è di più. Una volta promosso si dovrà mettere in fila per accedere al ricovero. Insomma non sarà più lo specialista a prescrivere la riabilitazione assieme al medico di famiglia o una struttura sanitaria a cui il paziente si è rivolto per la cura nel periodo di acuzie ma una commissione esterna. Essa stabilirà quando, come, dove e per quanto tempo seguire la terapia. Intoppi a non finire insomma e nessuna facilitazione.
Ma la misura coercitiva non finisce qui. Con questo provvedimento si tagliano ai fornitori pure le retribuzioni delle prestazioni per il 25 per cento con una retroattività a tutto il 2008. E contemporaneamente si taglia il numero dei posti letto del 30 per cento mentre si consente l’assistenza a domicilio solo per un 10 per cento di prestazione sui letti a disposizione nella singola struttura. Il resto lo gestirà una cooperativa. «Sembra non valere più il principio di sussidiarietà delle strutture convenzionate alla base della sanità moderna - rincara De Lillo - è improprio che per colpire le case di cura il Presidente del Lazio non si curi del fatto che va a incrementare le liste di attesa». E che attesa. A oggi per seguire un percorso di dieci sedute di trattamento in day hospital in un centro specializzato si aspettano pure tre mesi. Mentre per seguirlo da ricoverati siamo addirittura a sei.