Colpo basso di un big del Ps: «Non voterei mai Ségolène»

In un libro accusa la candidata socialista all’Eliseo di essere populista e incompetente

da Parigi

«Io penso in coscienza che Ségolène Royal non debba diventare presidente della Repubblica. È un’eventualità che io non auguro al mio Paese e che temo per i miei figli», dice il deputato socialista Eric Besson, dimessosi il mese scorso dal suo incarico di responsabile del partito per le questioni economiche. Una scelta compiuta per protestare contro quello che Besson, molto vicino all’ex premier Lionel Jospin, considera il vizio della Royal: le promesse a tutto campo, senza tener conto della realtà. Besson è il secondo esponente socialista d’alto livello a lanciare questa settimana pesantissime accuse contro la candidata ufficiale del partito. Nei giorni scorsi l’ex ministro dell’Educazione, Claude Allègre, amico “storico” di Jospin, aveva annunciato il suo rifiuto di votare per la candidata del Ps all’Eliseo nelle elezioni in calendario il 22 aprile e per il 6 maggio prossimi. Allègre è uno scienziato, Besson un economista. L’uno e l’altro pensano che la Royal sia un insieme di incompetenza e d’arroganza.
Quando Besson ha lasciato il suo incarico nel partito, in polemica con la Royal, quest’ultima ha detto sprezzantemente: «Chi conosce Eric Besson?». Adesso la frase «Chi conosce Ségolène Royal?» è il titolo di un libro al vetriolo, scritto da Besson. Il volume sarà in vendita dal 20 marzo, ma vari giornali - in particolare Le Figaro - hanno fatto tremare il quartier generale “royalista” con la pubblicazione di gustosissime anticipazioni. Besson descrive la Royal (compagna del segretario generale socialista François Hollande) come una sorta di Evita Perón in salsa francese. Una donna in cerca di «potere ultrapersonale» e insofferente nei confronti di «ogni anche minimo controllo».
Besson aggiunge che la Royal ha l’abitudine di «abusare della demagogia». Riferita ai discorsi della candidata socialista, la parola «populismo» gli pare persino «moderata». Sempre secondo il deputato socialista, questi atteggiamenti «demagogici» o «populisti» andrebbero di pari passo con un’incompetenza di fondo di madame Royal, persona che non gli pare assolutamente in grado di gestire le sorti della Francia. Di qui la dichiarazione d’intenti di Besson, che promette «di non votare per Ségolène Royal né al primo né al secondo turno delle prossime presidenziali», facendo capire che preferisce vedere all’Eliseo il liberale Nicolas Sarkozy piuttosto che la rappresentante ufficiale del Partito socialista. Il solo caso in cui Besson dice che voterebbe per la Royal è (ovviamente) quello di un suo ballottaggio contro l’estremista di destra Jean-Marie Le Pen.
Ieri alle 18 è scaduto il limite per la presentazione delle candidature all’Eliseo, corredate dalle firme di almeno 500 sindaci o titolari di altri mandati elettivi. Il responso ufficiale del Consiglio costituzionale sarà reso noto lunedì, ma i candidati dovrebbero essere 11 o 12, tra cui ben tre trotzkisti, una comunista, una Verde e - forse - il leader “no global” José Bové. Come dire che lo spazio alla sinistra della Royal è perlomeno affollato. Il centro è dominato dalla candidatura di François Bayrou, al centrodestra spicca Sarkozy e all’estrema destra c’è Le Pen. Completano il quadro la candidatura del cattolico tradizionalista Philippe de Villiers e quella di un rappresentante del partito dei cacciatori.
Quanto ai programmi, un sondaggio afferma che ben il 55 per cento dei francesi concorda con Sarkozy sull’opportunità di creare un “ministero dell’Immigrazione e dell’Identità nazionale”.