Colpo da «B&B»: in manette i maghi della rapina

Si erano conosciuti negli anni ’80 e insieme avevano messo a segno diverse rapine, a Milano e Genova. L’ultima, però, l’hanno firmata a Roma il 7 maggio scorso nella gioielleria «B&B orologi» in via Pasteur all’Eur. Il negozio di preziosi, dove si accede solamente su appuntamento, doveva essere il punto di partenza per ricostituire la loro alleanza criminale. Ma i soldi che sarebbero arrivati dalla vendita dei gioielli, Dario Eminente, 56 anni, e Roberto Ricci, 51 anni, non se li sono potuti godere, perché sabato scorso sono finiti nella rete tesa dagli agenti della squadra mobile, diretta da Vittorio Rizzi, che hanno recuperato parte della refurtiva, del valore di un milione e duecentomila euro.
Eminente, personaggio storico della malavita romana, conosciuto come il capo della «banda del Kawasaki», dagli anni Ottanta a oggi è entrato e uscito dal carcere. Nel 2001, infatti, è stato arrestato in Liguria e poi a Roma. Il suo curriculum criminale inizia a Milano, dove ha compiuto almeno una ventina di rapine, e poi prosegue a Genova e nella capitale. Proprio qui, è stato catturato l’ultima volta, prima di essere rimesso in libertà nel 2006 grazie all’indulto. Ricci, invece, dopo avergli fatto da spalla in diversi colpi, all’inizio del ’90 è tornato a Roma e ha preso la licenza di tassista.
Che a commettere la rapina fossero stati veri professionisti, gli investigatori lo hanno capito subito. Dalla scena del crimine, infatti, era stato portato via tutto, perfino l’impianto di videosorveglianza che avrebbe potuto mettere la polizia sulle tracce dei colpevoli. I due rapinatori hanno usato anche guanti in lattice e per questo non c’erano impronte.
Il colpo era stato studiato nei minimi dettagli.
Il 7 maggio scorso i due, spacciandosi per clienti, entrano nei locali della società «B&B», dove visionano tutta la merce. Poi, scelgono gli orologi più costosi, fissando la data per l’acquisto. Mentre i titolari li accompagnano all’uscita, però, i banditi estraggono le pistole, immobilizzano i dipendenti con fascette e nastro da imballaggio e portano via tutto il campionario, compreso l’orologio al polso di uno dei proprietari. Prima di scomparire, probabilmente a bordo del taxi per non dare nell’occhio, disattivano e smontano anche le telecamere di videosorveglianza.
Le indagini della sezione antirapina, diretta da Andrea di Giannantonio, si sono concentrate subito sul cinquantaseienne, personaggio storico della malavita romana, appartenente alla banda del Kawasaki, tormento di gioiellerie e rappresentanti di preziosi. Dalle intercettazioni telefoniche i poliziotti scoprono che i due si stanno accordando per mettere insieme il bottino e cercare un unico ricettatore. All’appuntamento, fissato per sabato sera, il tassista si presenta con il bottino mentre l’amico, che da poco si era trasferito in una lussuosa villa di Prati, aveva con sé solo le foto della refurtiva. Scatta il blitz della mobile e le manette ai polsi dei due malviventi.
Una terza persona, che aveva fatto da palo durante il colpo, è stata denunciata. Gli inquirenti ora cercano il resto della refurtiva e, al momento, escludono la presenza di un basista nella «B&B». Ma le indagini proseguono a 360 gradi, soprattutto mirate a risalire al ricettatore, che potrebbe essere un ricco insospettabile.