Il colpo è finto, vere invece le manette

Per i superstiziosi il numero sfortunato è il 17 ma Mario Paperini di Arezzo, dovrà guardarsi dal 48. È stata, infatti, la telecamera 48 a svelare la rapina che aveva inscenato. Giovedì mattina il camionista, mentre si trovava sulla tangenziale di Brescia, ha chiamato le forze dell'ordine dicendo di essere stato tamponato da un altro veicolo dal quale sarebbero scesi 4 uomini che, armati di mitra e pistole, lo avrebbero legato e derubato del carico che stava trasportando: 11 sacchi d'argento e lamine d’oro per 160.000 euro.
In realtà l'uomo, già noto alle forze dell'ordine, aveva semplicemente atteso nella piazzola di sosta i suoi complici che, a bordo di una Mercedes Classe A e di una Ford Mondeo, trasferivano il bottino sulle loro auto, mentre il camionista danneggiava il fanalino posteriore per rendere verosimile l'incidente. Agli agenti però il racconto dell’autotrasportatore da subito non era sembrato convincente. Sul mezzo vengono infatti rinvenute tracce di vernice appartenenti a un estintore trovato in una scarpata, mentre i frammenti del fanalino non erano in mezzo alla carreggiata ma sulla piazzola di sosta.
I sospetti degli agenti sono poi stati confermati dalla telecamera che riprende il cordiale incontro tra il camionista e i suoi complici. A poche ore dalla finta rapina, la polizia ha così arrestato il camionista. Dal Bresciano le indagini si sono poi spostate nell'hinterland milanese. A casa del proprietario della Mondeo, un tassista di Cologno Monzese, la polizia ha trovato oltre 3 chili di lamine d'oro. La Mercedes, di proprietà di Mario Spada, un giostraio di 45 anni, ha invece condotto le forze dell'ordine nel campo nomadi di Brugherio dove, venti uomini della mobile di Brescia e del commissariato di Sesto San Giovanni, hanno rinvenuto 175 chili d'argento. Il giostraio è stato arrestato.
A finire nelle maglie della giustizia anche due parenti, un disoccupato e il cognato orefice. Nella gioielleria, situata in corso Buenos Aires a Milano, è stata ritrovata una piccola parte dell'oro rubato, un etto e mezzo circa, sufficienti per fare scattare la denuncia a carico di Marzio G., residente a Cologno Monzese.