Colpo da un milione in orologi di lusso: ladri con le chiavi svaligiano un negozio

Derubato il laboratorio dietro via Torino: porta blindata aperta, forzieri scassinati

Un furto così probabilmente non lo avrebbero sbagliato neanche quei tre maldestri della banda Bassotti. Chiavi delle porte principali, indicazioni dettagliate su come mettere fuori uso l’allarme (che pare fosse stato regolarmente attivato), assenza totale di telecamere e, last but not least, una conoscenza precisa su dove e come trovare il materiale di maggior valore in un laboratorio dall’apparenza sommessa, ma specializzato nella riparazione di orologi da polso nel centro della città, a due passi dal Duomo. Dove, spalmati sull’intero primo piano di un palazzo che dà su piazza Santa Maria Beltrade, all’angolo con la piccola via delle Asole, ci sono in vendita pezzi da qualche decina di euro come Swatch e CKlein, ma anche esemplari da collezione del calibro di Rolex Daytona, Franck Muller e Audemars Piguet, portati qui dalle più importanti gioiellerie della città per essere messi a posto. Per un bottino totale che, a inventario terminato, dovrebbe aggirarsi sul milione di euro: gli orologi spariti, infatti, sono circa 1.500.
Un gioco da ragazzi, quindi, per i ladri che hanno messo a segno questo colpo nella notte tra venerdì e sabato? «Di certo hanno avuto la strada facilitata» assicurano i carabinieri del nucleo investigativo. Che ieri, intorno alle 10.30, si sono precipitati al laboratorio «Vela» di Francesco Giannini, chiamati da un giovane impiegato, Marco M. che, recatosi al lavoro, si è accorto del furto.
Dopo aver aperto con le chiavi il portone del palazzo, l’ingresso del laboratorio e la prima porta blindata (non è stato trovato il benché minimo segno di effrazione), i balordi hanno raggiunto il caveau e una cassaforte addossata alla parete accanto alle finestre. Dopo averla trascinata lontano da lì, in uno sgabuzzino, i malviventi hanno provveduto ad usare la fiamma ossidrica sia per aprire questo forziere che per scassinare il caveau. E così facendo sono riusciti a impossessarsi di decine di orologi da polso che, oltre a quelli più preziosi, comprendono anche pezzi un po’ meno pregiati ma di ditte comunque sempre molto note come la Omega, la Longines e la Lorenz.
Ieri pomeriggio gli investigatori di via della Moscova hanno atteso di parlare con il proprietario dell’attività. Il signor Giannini (classe ’41, contitolare del laboratorio insieme alla figlia) infatti, è stato raggiunto telefonicamente in mattinata dalla notizia del furto al suo laboratorio, proprio mentre si trovava in Svizzera a una mostra di orologi e si è affrettato a rientrare a Milano. Ai carabinieri del nucleo investigativo - che ieri hanno lavorato in via delle Asole per tutto il pomeriggio con la Rilievi - l’imprenditore ha detto che non riesce a spiegarsi quanto è accaduto.
«Non capisco come i ladri siano riusciti a entrare, addirittura senza fare effrazione - ha ammesso sbigottito Giannini - e soprattutto come siano stati in grado di disattivare l’allarme, che era regolarmente inserito».
Inoltre l’uomo ha dichiarato di essere assicurato sia per gli orologi che vende che per quelli che ripara, gli esemplari più pregiati. Tuttavia ha ammesso anche di trovarsi in una situazione di profondo imbarazzo nei confronti dei gioiellieri che gli hanno affidato i loro cosiddetti «pezzi da novanta» perché li sistemasse. E che adesso, com’era prevedibile, lo stanno mettendo sotto pressione.