Il colpo di Mourinho: vincere con Balotelli davanti a Mancini

L’Inter passa a Bologna con l’ex tecnico in tribuna SuperMario entra e segna, Julio Cesar salva i 3 punti. <a href="/a.pic1?ID=330842" target="_blank"><strong>Ma la Juve non molla</strong></a>

nostro inviato a Bologna
Adesso sono già una decina d'ore che Josè pensa al Manchester, dice lui. Non vedeva l'ora di liberarsi di questa pratica, adesso ha ripreso l'aria del conquistatore: la formazione? È già fatta, dovesse giocare fra un minuto la sfida del secolo contro i campioni del mondo per club, non avrebbe la minima incertezza su chi far scendere in campo. Unico dubbio i due centrali difensivi, dopo aver giocato a Lecce con Burdisso-Materazzi, il derby con Samuel-Chivu e ieri con Cordoba-Rivas, tre coppie diverse nelle ultime tre partite. Josè è sicuro di passare, anzi è sicuro che deve dare questa certezza al gruppo, il migliore che abbia mai avuto, il più forte, il più compatto, l'eliminazione gli peserebbe sulla coscienza come in nessuna altra occasione. Se la sentirebbe soprattutto sua.
Ieri comunque ennesima prova di razza padrona. Non c'è Samuel che durante il riscaldamento subisce il riacutizzarsi di un precedente problema muscolare al polpaccio sinistro. In compenso c'è Roberto Mancini in tribuna, e poche poltroncine più in là Massimo Moratti. Giù sul prato quasi un minuto di abbracci fra i giocatori dell'Inter e Sinisa Mihajolovic. Inizia così a Bologna, anzi veramente comincia con un minuto di silenzio vero per Giacomo Bulgarelli e tutta la curva Andrea Costa che sbandiera. Il resto è quasi imbarazzante, almeno nei primi venticinque minuti: da una parte l'Inter, dall'altra un'ombra. Da una parte Maicon e Ibra, dall'altra Lanna e Di Vaio. Il Bologna di Sinisa se lo aspettavano tutti massiccio e falloso. Invece non sono riusciti neppure a menare, hanno costruito la loro palizzata due passi fuori l'area di Antonioli e si sono barricati lì sperando che l'Inter finisse le munizioni. E così è finita che tranne un'uscita in volo plastico di Julio Cesar a cinque dal termine del primo tempo, il Bologna non si è mai visto dopo la riga di centrocampo. Chiuso senza ritegno nei suoi quaranta metri. L'Inter ha sbattuto porte e finestre, ha fatto un gran casino con Adriano, Ibra, Muntari e ha dato continuamente l'idea di tirare giù il Dall'Ara a spallate. Ibra al terzo, poi al 10' e al 13', Muntari al 21' clamoroso, e Adriano al 33' che colpisce di destro e manda in curva da posizione splendida. Ma in mezzo a tutto questo un macinare continuo, un rumore che rimbomba nella testa dei bolognesi e li manda in terapia, neppure un tackle vinto o pareggiato, mai tre tocchi di fila, solo raramente uno scambio, veramente imbarazzante. Eppure in tutto questo Antonioli era rimasto inattivo, ma non per modo di dire: dopo il destro di Ibra al terzo minuto, niente di niente e Sinisa cominciava a sentirsi soddisfatto. E il tempo è finito con un'entrata assassina di Zenoni su Ibra che gli ha girato il parastinchi, lo ha messo a terra e ha fatto subito temere per martedì sera in Champions.
Stankovic a inizio ripresa per Muntari ha dato subito una svolta alle azioni offensive dell'Inter. Il gol di Cambiasso comunque è stato casuale (ed è nato da un colpo di testa di Adriano che sfiora di nuovo il braccio, seppur involontariamente), così come quello di Balotelli direttamente su punizione, ma detto questo non c'è punteggio che possa spiegare la differenza che si è vista sul campo. Antonioli ha continuato a non dover parare e non si capiva come potesse cambiare una partita che aveva ormai preso una direzione precisissima. Invece un rinvio sbilenco di Stankovic al limite dell'area dell'Inter ha costretto Julio Cesar a fare il paratone e l'Inter a rivedere i fantasmi del derby: domina, non concretizza e rischia l'infarto. Il Bologna ha passato l'ultimo quarto d'ora a spingere. Prima Rivas ha effettuato in area un recupero prodigioso su Marazzina, poi sul successivo angolo è arrivato il pari di Britos. E a tempo quasi scaduto il miracolo lo ha fatto Julio Cesar ancora su Di Vaio. L'Inter su questa deve meditare, stradomina ma rischia sempre di non farcela. Eppure ieri ha dato per l'ennesima volta l'idea di giocare su un altro campo e in un altro campionato.