Colpo di scena: in Iowa ha vinto Santorum. Intanto Perry si ritira

Il riconteggio dei voti dei caucus in Iowa ha evidenziato che l'italo-americano Santorum ha preso 34 voti in più rispetto a Romney. A due giorni dal voto in South Carolina il governatore del Texas Rick Perry si ritira e appoggia Gingrich<strong id="tinymce" class="mceContentBody " dir="ltr"></strong>

Colpo di scena hollywodiano alle primarie repubblicane degli Stati Uniti. Ai caucus dell’Iowa dello scorso 3 gennaio Rick Santorum ha preso più voti di Mitt Romney, che era stato dichiarato vincitore con otto preferenze di scarto. Matt Strawn, segretario del Gop dell'Iowa, ha spiegato però che non è possibile determinare un vincitore certo perché alcuni voti non possono essere contati. Un'ammissione davvero imbarazzante. Mancano infatti i risultati provenienti da otto delle 1.774 circoscrizioni dello Stato. "Proprio come ho fatto nelle prime ore del mattino del 4 gennaio, mi congratulo con il senatore Santorum e con il governatore Romney per lo straordinario sforzo dimostrato durante il caucus più combattuto di sempre", ha detto Strawn. I risultati certificati dicono che Santorum è arrivato primo con 29.839 voti, Romney secondo con 29.805. Ron Paul ha chiuso al terzo posto con 26.036 preferenze.

Santorum esulta

Il colpo di scena in Iowa "cambia completamente la storia di queste primarie, ora abbiamo due stati e due diversi vincitori". Così un portavoce di Santorum ha commentato le novità dall’Iowa. "Per molto tempo la storia è stata che Mitt Romney era 2 a zero - ha detto Hogan Gidley alla Cnn - ma se ora è Rick in testa per 34 voti questa non è più la vera storia".

Rick Perry si ritira

Molti avevano scommesso sul suo ritiro già dopo i caucus in Iowa (3 gennaio), quando Rick Perry arrivò penultimo. Lui è andato avanti, promettendo faville in South Carolina: lo Stato che tutti considerano decisivo. In realtà anche il New Hampshire è stato un bagno di sangue per Perry. Ora il governatore del Texas a due giorni dal voto nello "Stato del Palmetto" rompe gli indugi e abbandona la corsa per la nomination repubblicana (è al 4,4% secondo la media dei sondaggi fatta dal sito Real Clear Politics). "So quando è tempo di procedere a un ritiro strategico - ha detto in una conferenza stampa Perry, aggiungendo che "non c'è una via percorribile" per lui nella corsa repubblicana. Parlando di Gingrich, lo ha definito la persona "capace di trasformare il nostro Paese". "Newt - ha proseguito - non è perfetto, ma chi lo è tra di noi?".

Restano quattro in corsa

I candidati repubblicani restano in quattro: Mitt Romney, Newt Gingrich, Ron Paul e Rick Santorum. Li abbiamo indicati nell’ordine di preferenze nei sondaggi. Herman Cain, l'ex "re della pizza", si era ritirato prima dell’inizio del voto in una ridda di voci su relazioni extraconiugali; Michele Bachmann aveva mollato dopo il deludente risultato dell’Iowa; Jon Huntsman è uscito di scena anche lui dopo il New Hampshire e prima del voto in South Carolina, dando il suo sostegno a Romney.

La destra rinserra le fila

Al di là del numero degli sfidanti il dato interessante è quello politico: la grande divisione, in seno ai repubblicani, tra moderati-pragmatici e destra conservatrice. Quest'ultima rinserra le fila: Gingrich tenta il tutto per tutto. Ha appena ricevuto l'endorsement (sia pure non ufficiale) di Sarah Palin, eroina dei Tea Party, ora gli arriva quello di Perry. Deve solo "fare fuori", politicamente, Santorum, poi resterà lui a fronteggiare Romney. E, in quel preciso momento, partirà la "caccia grossa" all'insegna dell'Anyone But Romney (chiunque tranne Romney). Finora, nella corsa tra i repubblicani, Romney ha beneficiato del fatto di avere diversi sfidanti più conservatori, impegnati in una lotta dura l'uno contro l'altro. La decisione di Perry di appoggiare Gingrich, però, non significa automaticamente che i conservatori si raduneranno dietro l'ex speaker della Camera. Santorum, fervente anti-abortista, è ancora in corsa e lo scorso fine settimana ha ricevuto l'appoggio di un gruppo di leader evangelici.