Colpo di scena: James Bond è diventato donna

Inutile che vi fate distrarre dal film: James Bond ormai è uno come tanti. Ha una faccia normale, lavora dietro un computer, rimorchia poco, ha la stessa macchina di un impiegato e per trovare un posto di lavoro nei servizi segreti ha semplicemente risposto a un’inserzione su un giornale. E una volta su due, se non vi basta, è una donna. In questi anni i servizi segreti di Sua maestà hanno cambiato volto, ma non per questo hanno rinunciato alla propria identità. Hanno abbandonato per esempio da un pezzo quell’aria riservata ai limiti del ridicolo che impediva di rivelare, tanto per dirne una, chi fosse il capo dell’MI5, l’equivalente britannico dell’Fbi americano, e dell’MI6, il servizio di spionaggio esterno gemello della Cia per cui lavora nella finzione cinematografica l’agente 007. Colpa anche qui di una donna, Stella Remington, la prima a guidare uno dei più importanti e conservatori servizi segreti del mondo, la prima a vedersi rivelata ufficialmente, una decina di anni, fa l’identità al pubblico e alla stampa. Oggi la signora, manco a dirlo, scrive thriller: era stata reclutata una quarantina di anni fa nei corridoi degli uffici dell’Alta commissione britannica a Nuova Delhi, nell’ombra, con la massima discrezione, dopo un lungo pedinamento. Ora è tutto molto più semplice, c’è un comodo sito internet www.mi5.gov.uk dove è possibile inoltrare regolare domanda per un impiego di apprendista spia, senza contare bandi, concorsi e inserzioni a pagamento sui giornali: «Vuoi servire il tuo Paese, girare il mondo e fare una vita avventurosa?». La paga è buona, ma c’è di meglio.
Finito l’eccesso di segretezza, finito il reclutamento silenzioso, finite le mission impossible. L’undici settembre ha cambiato il profilo degli agenti sulle misure di una donna: dicono che siano le più adatte a questo tipo di professione, hanno maggiori capacità di analisi degli uomini, li superano nella concentrazione, sono più brave ad intuire tensioni nell’interlocutore, sanno pensare contemporaneamente a molte cose insieme, sono migliori anche nella valutazione delle informazioni fin nei minimi dettagli, cosa che nell’era dei computer rappresenta il novanta per cento dell’attività spionistica e contro spionistica. Anche se non sono più gli stessi Thames House, il quartier generale dei servizi inglesi, non ha perso nulla della propria credibilità. Anche se l’ultimo rapporto non è molto rassicurante. Lo ha svelato il Sunday Times, un mesetto fa: Al Qaida starebbe preparando un attacco terroristico in Gran Bretagna o in Occidente che per potenza distruttiva sarebbe paragonabile solo ai due attacchi atomici di Hiroshima e Nagasaki. Il rapporto parla inoltre di circa 150 «inglesi islamici» che dopo essersi addestrati alla guerriglia in Iraq avrebbero già fatto rientro in Gran Bretagna per formare cellule terroristiche pronte a entrare in azione.
Per tranquillizzarci ma non troppo l’MI5 spiega comunque che Hiroshima e Nagasaki sono solo una metafora per sottolineare la violenza dell’attacco ma non le armi usate dato che Al Qaida non dispone di una bomba atomica anche se «figure importanti della rete di Osama sono entrate in contatto con esperti in tecnologia per costruire la cosiddetta atomica della Jihad». Scenario che mette i brividi ma che, grazie a dio, può essere facilmente scongiurato. Basta chiedere aiuto a James Bond...