Colpo di scure al Cto: cancellati 122 posti letto

I TAGLI Colpiti i reparti di alta specialità, indispensabili in caso di patologie traumatiche

Chirurgia specialistica penalizzata. Nella stesura iniziale del piano sanitario regionale - solo un annetto fa - la programmazione dell’offerta assistenziale prevedeva di andare a privilegiare, al capitolo ospedali, quelli con caratteristiche di presidio specialistico in quanto «da valorizzare per la loro precisa peculiarità».
Mai una tale previsione è stata tanto disattesa. Adesso la musica è cambiata e la riorganizzazione sanitaria stabilita dal presidente della Regione Piero Marrazzo, nell’ultimo decreto commissariale sul fabbisogno di posti letto nel Lazio, si fa a suon di tagli. E si sa che tagliando tagliando qualche sforbiciata di troppo può pure scappare. Nel caso specifico del Cto Alesini, però, più che sforbiciata sembra un colpo di scure che cancella con un solo fendente 122 posti letto. E non di medicina generale che possono essere recuperati o ammortizzati su altri presidi del territorio dell’Asl Roma C. Tutt’altro. Si tratta di reparti di alta specialità, che servono tutta la capitale e anche l’hinterland, che costituiscono una necessità primaria in caso anche di patologie traumatiche o post traumatiche come quelle che si curano appunto al Cto. Stiamo parlando della chirurgia vascolare (chiusi 5 posti letto), chirurgia plastica (4), neurochirurgia (27), ematologia oncologica (2), cardiologia (8), chirurgia generale (25), urologia (27) e non ultimo la terapia intensiva (8). Nell’opera di smantellamento peraltro sono da annoverare pure i posti letto di ortopedia e traumatologia che passano da 128 a 90. Una riduzione secca di 38 posti senza battere ciglio. In compenso però vengono attivati 12 posti letto di day surgery. Vale a dire posti letto diurni di cui si può usufruire quando ci si sottopone a un intervento di microchirurgia ma non diversamente. Senza contare che spesso tra i pazienti che ricorrono alle cure del Cto ci sono parecchi anziani vittime di traumi ossei per cadute e distorsioni. Casi insomma in cui è certo che qualche giorno di ricovero dopo un intervento chirurgico possono soltanto giovare a una pronta guarigione. Ma tant’è.
Perché se si pensa al ricovero ci si deve rivolgere altrove ma non certo al vicino Sant’Eugenio, dove pure se qualche reparto è stato incrementato di qualche unità di posto letto il numero complessivo rivela comunque 13 posti letto in meno rispetto all’odierno. Quanto alla riorganizzazione dei reparti di pronto soccorso le novità in circolazione non sono di buon auspicio. Il Dea del Cto rimarrà un ordinario punto di primo soccorso senza eccezione alcuna mentre quello del Sant’Eugenio «al termine del percorso di riorganizzazione è in previsione di trasformarlo in un dipartimento di emergenza di II livello». Già, ma è una previsione e semmai avverrà si dovrà attendere la realizzazione del piano sanitario complessivo. Per cui a conti fatti si dovrà attendere oltre il 2010.
Senza contare che per ogni piano di rientro che si rispetti prima di investire risorse finanziarie per attivare e riprogrammare nuove strutture sanitarie si deve azzerare il passivo. Questo vale per il potenziamento e la riqualificazione del Sant’Eugenio, come vale per l’ultima trovata di Marrazzo: l’istituzione degli ospedali di continuità. Tra i 10 e i 40 posti letto dove i ricoverati saranno seguiti e quindi curati dai medici di base.