Colpo di spugna per i politici sotto processo

da Roma

Sembra che nessuno se ne sia accorto, prima che la Corte dei Conti suonasse il campanello d’allarme. E adesso che governo e maggioranza cercano il modo per fare marcia indietro, si apre un giallo sulla paternità del comma 1346, introdotto nel maxiemendamento della Finanziaria, per allargare le maglie della prescrizione per i procedimenti contabili.
Un «colpo di spugna» sui processi in corso, secondo i magistrati della Corte dei Conti. Un’«amnistia» per i reati contro la pubblica amministrazione, denuncia in aula al Senato il presidente della Commissione Giustizia Cesare Salvi, dopo la preoccupata segnalazione del Procuratore generale della Corte dei Conti, Claudio De Rose. «Peggio della ex Cirielli», attacca il vicepresidente Dl della commissione Giustizia del Senato, Roberto Manzione. Che parla di «legge ad personam» con effetti devastanti: «Così decadrebbe il 60% dei processi iniziati».
Voci scandalizzate dall’Unione alla vigilia del voto del Senato sulla manovra: ma allora chi l’ha proposto, introdotto e approvato questo benedetto comma? La maggioranza chiede spiegazioni al governo, l’opposizione è scatenata. L’Unione annaspa alla ricerca di una giustificazione e, soprattutto, di una via d’uscita. Lo stralcio in Senato, una modifica del maxiemendamento alla Camera, più probabilmente un decreto legge.
«Abbiamo scoperto - dice Silvio Berlusconi - che, sotto il tavolo del maxiemendamento della Finanziaria, hanno inserito una norma che di fatto dimezza i tempi di prescrizione per gli illeciti amministrativi. Così aiutano gli amministratori pubblici a loro vicini». Il leader di Fi, a via dell’Umiltà per fare gli auguri di Natale agli azzurri, aggiunge: «Ci hanno accusato di fare delle leggi ad personam quando sono loro a farle». Con il presidente dei senatori di Fi, Renato Schifani, il Cavaliere ha discusso a lungo della «strategia» per contrastare il provvedimento e, infatti, poco dopo in aula la Cdl si oppone allo stralcio.
Lo voleva la presidente dei senatori dell'Ulivo, Anna Finocchiaro, per correggere questo «errore molto grave», di cui tutti si sono accorti troppo tardi. «La norma sulla prescrizione per i procedimenti di responsabilità contabile - dice Altero Matteoli, presidente dei senatori di An - introdotta dal governo è senz’altro scandalosa e sconcertante. Ma non può più essere stralciata. Prodi deve chiarire come sia stata inserita surrettiziamente». Il governo è disponibile «a eliminare» il comma famigerato, annuncia il sottosegretario all'Economia, Nicola Sartor. Ma c’è la fiducia sull’intero testo: Fi e An non ci stanno. Viene respinta l’ipotesi di un ritorno in commissione Bilancio per lo stralcio. Marini decreta: è impossibile procedere così se non c’è l’accordo di tutti i gruppi e invita il governo a «risolvere il problema». Dunque, si va avanti con il testo integrale e alla Camera si vedrà.
Per evitare la quarta lettura e allungare i tempi della Finanziaria, l’Unione pensa piuttosto al decreto legge. È la strada indicata da Salvi, che inizialmente aveva chiesto a Marini di eliminare il comma, e al tempo stesso pretende che il governo chiarisca come si è arrivati a questo punto. Per la Finocchiaro, però, non si può procedere con il decreto legge, perché la norma dovrebbe entrare «prima in vigore».
L’opposizione prospetta due strade. «Il governo adotti un decreto legge, riconoscendo il proprio errore, con forte senso di autocritica, chiedendo scusa agli italiani. O meglio ancora proceda alla cancellazione della norma alla Camera», dice Schifani. Parla di «imbarazzo» della Finocchiaro e non solo. Di imbarazzo in tutta l’Unione.
Il punto infatti è: perché e da chi è stata introdotta la clamorosa modifica? Si parla insistentemente di un pedaggio da pagare per ottenere il voto sulla Finanziaria di un senatore dell’Unione, altrimenti recalcitrante. C’è chi sospetta vantaggi per «un ex sindaco di Roma». Il relatore del maxiemendamento, il Dl Morgando, risulta autore anche del comma in questione. Ma dice di non saperne niente. Salvi spiega che la stessa norma era prevista «in un emendamento presentato dal senatore Fuda sul quale in cabina di regia era stato espresso dalla maggioranza e dal governo parere contrario, e che ci siamo ritrovati all'ultimo momento nel maxiemendamento senza sapere perché e per come». Pietro Fuda, ex Fi, passato nella Margherita con Agazio Loiero e poi uscito con lui, per approdare in Senato grazie alla lista Codacons. Calabrese, ex assessore regionale ai Lavori Pubblici e presidente della Provincia di Reggio Calabria, coinvolto in inchieste e processi anche per reati contabili. Con lui firmano la proposta il vicepresidente del gruppo dell’Ulivo Zanda e altri 3 Dl, Sinisi, Boccia e Ladu, oltre al Ds Iovene. Ora parla di «equivoci», Fuda. Dice che intendeva solo recepire «un'interpretazione corretta» e che il termine della prescrizione resta di 5 anni. Già, ma a decorrere da quando?