Colpo di teatro, Penati entra alla Scala

I soldi della tredicesima finiranno soprattutto in vestiti e prodotti tecnologici. Molti, spaventati dalle tasse e dalla situazione economica, rinunceranno ai regali

Forza Italia diffida Filippo Penati a rappresentare la Provincia di Milano nel Consiglio di amministrazione della Fondazione Scala.
Ma il presidente della Provincia non sente ragioni nell’era post-Albertini e riafferma il suo diritto di entrare alla Scala dopo essersi impegnato a versare 7,9 milioni di euro. Oggi, quindi, secondo indiscrezioni, l’ex sindaco dell’ex Stalingrado d’Italia presenta la sua nomina per quella poltrona che spetta a Palazzo Isimbardi.
A sostenerlo c’è un parere pro veritate che lo stesso Penati ha preteso dai suoi uffici dopo la denuncia di Bruno Dapei, capogruppo provinciale di Forza Italia: «Il testo della Finanziaria gli impedisce di avere incarichi in enti ed istituzioni sottoposti al controllo e alla vigilanza della stessa Provincia».
Ma non solo: nella nota stampa diffusa da Dapei sette giorni fa si avverte che «serve un caldo pubblico, anzi è preventivamente obbligatorio per nomine in aziende, enti ed istituzioni». Condizione sostenuta da una vasta giurisprudenza messa, diciamo, in dubbio nella relazione pro veritate consegnata dal direttore generale di via Vivaio, Giancarlo Saporito, all’inquilino Penati.
Secondo quella relazione, infatti, Penati può legittimamente sedersi nel Consiglio di amministrazione della Fondazione a fianco del sindaco Letizia Moratti: «Anche il qualificato parere della stessa Fondazione Scala indicano che sia nella legge attuale che nella finanziaria in itinere non esiste incompatibilità».
Come dire: Penati può finalmente coronare il suo sogno e sedersi nella stanza dei bottoni del Piermarini, che è stata allargata da sette a nove membri prevedendo l’ingresso della Provincia e di un secondo rappresentante del Ministero dei Beni culturali. Un Cda con nomi tutti di prestigio: il vicepresidente Bruno Ermolli, rappresentante della Camera di Commercio, i consiglieri Francesco Micheli (Pirelli), Paolo Scaroni (Eni), Renato Ravasio (fondazione Cariplo), Carlo Secchi (Regione Lombardia) e Fiorenzo Tagliabue (ministero dei Beni culturali). Oltre a Stéphane Lissner, sovrintendente e direttore artistico del teatro.
E, proprio ieri, Francesco Rutelli ha perfezionato la nomina - comunicata al sindaco di Milano, al presidente della Regione Lombardia e a quello della Provincia di Milano - del secondo rappresentante del Ministero; si tratta dell’amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo nel cda.