Un colpo di Tosse

Gentile Direttore, il contenuto dell'articolo pubblicato sul suo giornale martedì 20 giugno, dal titolo «Tursi preferisce i cavalli al teatro» non corrisponde in molti punti a quanto ho affermato nel corso della conversazione avuta con Alessandro Massobrio, e il risultato è una visione distorta e inesatta dei fatti.
Tutti sanno che un mio grande «difetto» è dire anche troppo spesso verità scomode: ma non ho assolutamente, nel corso dell'intervista, attribuito al Sindaco Giuseppe Pericu la responsabilità per non aver potuto - quest'estate - realizzare il programma di spettacoli e iniziative ai Forti che il Teatro della Tosse aveva con tanto entusiasmo preparato e annunciato.
E' anzi vero il contrario, che proprio da un suggerimento venuto dal Sindaco, e da più di un incontro avuto con lui a partire dai primi mesi del 2005, e confermato nel corso del conferimento del Grifo d'Oro nel settembre scorso, è venuta l'idea di utilizzare il Forte Begato per riprendere la nostra attività di spettacoli «fuori dal teatro».
Non ho difficoltà a confermare che ritengo l'Assessore Comunale Gianfranco Tiezzi responsabile di continui rinvii, senza mai informarci che il suo Assessorato aveva già deciso di concedere l'uso definitivo del Forte ad una società ippica.
Nei lunghi mesi passati dalla nostra domanda di novembre, dalla risposta affermativa del Comune, la competenza del Forte Begato era passata nuovamente al Demanio dello Stato; è però vero, come documenta una quantità dei lettere alta come l'elenco del telefono, che non è stato né pronto né sollecito nel darci risposte per noi vitali, senza tenere nel dovuto conto che ogni mancata risposta, ogni ritardo rendevano la nostra impresa sempre più difficile, e poi impossibile.
Non ho affermato che i box dei cavalli saranno costruiti con danaro pubblico, anche perché il Demanio dello Stato si è impegnato a indire prossimamente un bando per l'uso pluriennale del Forte a cui concorreremo sia noi della Tosse che altri. La cosa davvero curiosa è che nessuno ci ha mai detto un no definitivo! Nemmeno il Demanio, nè tanto meno il suo direttore Nadio Trubbianelli: soltanto, chi sta seduto dietro una scrivania tranquillo non riesce a rendersi conto che un rinvio, per un privato cittadino che affronta un'impresa difficile e corre rischi di tasca propria, equivale a un no, anzi è peggio di un no, perché non mette l'interlocutore in grado di decidere. E a un certo punto sono mancati i tempi. Si potrebbe dire: l'ambulanza è arrivata, ma il paziente è morto!
Cordialmente