Coltelli, soldi e odio per gli sbirri. Così le curve si prendono l’Italia

L’Antiterrorismo: "L’obiettivo comune è lo scontro violento con la polizia"

Coltelli, business, tanta politica e un solo nemico: la divisa. Vanta caratteristiche comuni la cosiddetta «mentalità ultrà» che accomuna l’azione delle frange più estreme delle tifoserie di calcio. L’Antiterrorismo ha censito oltre 25mila tifosi potenzialmente «pericolosi» intrisi d’ideologia estremista, uniti nel portare l’attacco ai difensori dello Stato. Gruppi, sottogruppi, sigle, cani sciolti, orientati in gran parte sull’estrema destra, un po’ meno sulla sinistra radicale vicina ai centri sociali e alle istanze no global. Un tempo rivali, oggi alleati nella caccia al «poliziotto senza quartiere».
Il più aggiornato dossier dell’Antiterrorismo fa l’ennesima sintesi, città per città, del tifo organizzato. Scannerizza le situazioni più a rischio. Aggiorna i «gemellaggi». Evidenzia le evoluzioni interne, di potere e prepotenza, nelle curve. Elenca una quantità impressionante di numeri sui tifosi segnalati, denunciati, diffidati e arrestati. Focalizza un dato importante: molti dei 300 gruppi ultrà si ritrovano idealmente sia sotto l’acronimo Acab («All Cops Are Bastards», tutti i poliziotti sono bastardi) sia nello slogan «i colori ci dividono, la mentalità ci unisce». Quelli politicamente più vicini all’estrema destra (Roma, Lazio, Inter, Verona, Triestina, Ascoli, Como, Piacenza, Spezia, Legnano, in parte Reggina e Udinese) quanto i supporter antagonisti d’opposta fazione (Livorno, Ternana, Atalanta, Perugia, Cosenza, Ancona, in parte Fiorentina) che si ritrovano nel «Fronte di resistenza ultrà» dichiaratamente antifascista. Un fronte sinistro collaterale ai Disobbedienti, sviluppatosi nel centro Italia e mirato «ad allargare la contrapposizione con le realtà ultrà di ispirazione xenofoba, neonazista, razzista, con apposite strategie di proselitismo nei centri sociali e all’interno delle curve» dichiaratamente rosse.
Il rischio di infiltrazione politica in curva - spiega l’Antiterrorismo - è forte, ma ha ormai lasciato il passo alla contrapposizione violenta con le forze dell’ordine nell’ottica di una lotta comune alla repressione, alle diffide, alle nuove norme anti-violenza. «L’obiettivo perseguito comunemente da quasi tutte le tifoserie, non necessariamente nelle vicinanze degli stadi, è la sistematica ricerca dello scontro con i contingenti schierati in assetto antisommossa».
Roma resta la piazza più calda perché qui si è vinta la storica rivalità tra tifoserie nemiche. Ultrà biancocelesti e giallorossi col passaggio a destra della Curva Sud romanista hanno smesso di darsi appuntamento, alla «palla» di Jo Pomodoro alla Farnesina, per fronteggiarsi la domenica del derby. Col tempo si sono «apparentati» nella medesima battaglia agli sbirri. Un mutuo soccorso - si legge nel dossier - che si ritrova nella solidarietà dei romanisti per i capi degli Irriducibili arrestati nell’inchiesta sull’estorsione al presidente Lotito, all’appoggio dei laziali nella stracittadina sospesa per volontà dei capi ultrà giallorossi. La vicinanza è confermata dagli «ultrà romani» giallorossi coalizzati con gli ex «banda noantri» laziali (oggi «in basso a destra») specializzati - sempre a leggere il rapporto - negli attacchi mordi e fuggi a polizia e carabinieri, stile black bloc al G8 di Genova. Passamontagna, cinghie e coltelli: l’uniforme ufficiale dei reduci del gruppo romanista «Bisl», che sta per «basta infami (poliziotti, ndr), solo lame». Resta un problema irrisolto, di lealtà ultrà, quello dei coltelli. L’appello a lasciare a casa gli arnesi a «serramanico» sottoscritto da sedici leader del tifo organizzato in una pizzeria di Bergamo, a febbraio, non avrebbe trovato d’accordo milanisti, interisti, romani e juventini.
Fratelli coltelli, dunque. Vedi i doriani e i genoani che a settembre, dopo essersi picchiati come da copione, si sono coalizzati contro la polizia. Curve pericolose ovunque anti-polizia. Che sbandano fin dentro la criminalità organizzata nel centrosud, che non risparmiano campionati inferiori nel nord del Paese. Ultrà che hanno sempre più potere, e più fame. Gestiscono radio, tv, siti internet, blog, giornali, negozi, biglietti omaggio, agenzie di viaggio. Si sono ovviamente ritagliati uno spazio nel bollettino di guerra dell’Antiterrorismo, che poi è lo stesso dell’Osservatorio sul calcio: in serie A finora ci sono stati 38 arresti, 176 i tifosi denunciati, 18 le partite finite nel sangue con 32 ultrà (e 48 poliziotti) passati per il pronto soccorso. Le cifre raddoppiano con la serie B, triplicano con la C. Per non dire dei campionati minori: qui il dato fa davvero paura, anche se per le statistiche ad oggi risulta «non pervenuto».