Coltelli, spranghe e fumogeni: cartellino rosso a 100 tifosi cechi

Piloti d’aereo vittime di lampi di luce verde in fase d’atterraggio. Colpa dei puntatori di classe 3b, con potenza tra 5 e 500 milliwatt. Apparecchi del tutto illegali. Ed equiparati dalla legislazione ad armi atte a offendere e che, quindi, non potrebbero essere portati liberamente fuori dalla propria abitazione (le pene per chi ne viene trovato in possesso sono comprese tra 6 mesi e due anni). Un passatempo per ragazzi, ma che diventa un gioco pericoloso, che può distrarre il pilota specie in una fase delicata come quella dell’atterraggio e - anche se finora non è mai accaduto - causare lesioni oculari permanenti.
«Indirizzare un laser così potente contro un velivolo è un comportamento che va perseguito. Nel caso specifico l'equipaggio compila un modulo per segnalare alla compagnia aerea, all’autorità aeronautica e all’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) l’avvistamento del fascio di luce verde. È capitato anche qui a Linate» ci spiega la dirigente della polizia di frontiera del Forlanini Antonella Rossini.
A Linate e a Malpensa sanno bene quel che è accaduto in questi giorni a Torino. Dove il pm Raffaele Guariniello ha aperto un’inchiesta su decine di casi di piloti infastiditi dalle luci dei puntatori laser all’aeroporto di Caselle. Tutto questo dopo che l’agenzia nazionale per la sicurezza del volo ha fatto pervenire alla Procura di Torino un rapporto in cui emerge che, tra luglio e dicembre 2010, sono stati ben 264 gli episodi analoghi segnalati tra Milano, Bologna, Roma, Cagliari, Olbia e Napoli.
«Tra settembre e ottobre dell’anno scorso, nel giro di tre giorni, ci vennero segnalati sei casi - ci spiega la Rossini -. I comandanti di alcuni voli ci indicarono la presenza di questi fasci laser che li avevano colpiti, fortunatamente solo di striscio, in fase d’atterraggio. Così chiedemmo loro di fornirci la posizione esatta grazie alla localizzazione dei potenti navigatori gps degli aerei. Giusto per restringere il campo e fare i dovuti controlli». A ridosso di quegli episodi, la Polaria di Linate organizzò infatti una serie di servizi anche in orari notturni con la polizia locale di Segrate e Peschiera Borromeo. «Avevamo capito che si poteva trattare solo di ragazzi con del tempo da perdere - sottolinea la dirigente della polizia di frontiera -. Non li trovammo. Ma quegli episodi non si ripeterono mai più».
«Ciclicamente, in primavera e in autunno, questi episodi si ripetono. Nell’ultimo anno ne ricordo almeno una dozzina - spiega Giovanni Pepè, dirigente della Polaria di Malpensa -. Non voglio minimizzare, ma credo non si tratti di malintenzionati, ma piuttosto di persone appassionate di aerei e che, in questo modo, credono di poterli seguire. Non so se si rendano conto del pericolo effettivo in cui mettono, con le loro azioni sconsiderate, i piloti. E, inoltre, sono convinto non siano a conoscenza delle salate sanzioni amministrative a cui possono essere condannati. Dopo le prime segnalazioni dei piloti anche qui a Malpensa organizzammo dei controlli. Non trovammo nessuno dei responsabili, anche perché questi puntatori agiscono sempre da più lontano, sono molto potenti. Tuttavia la nostra attività disturbò parecchio gli amanti di questo passatempo. Che non si fecero rivedere per un bel po’»