«Coltelli in tasca? Servono per difenderci»

L’importante è tenerli in tasca. Tirarli fuori solo per essere più sicuri di riuscire a difendersi. Nonostante gli episodi di violenza degli ultimi giorni, i coltelli continuano ad essere l’ossessione degli studenti romani, che li considerano «uno strumento per difendersi da possibili aggressioni». È questa la risposta di alcuni alunni della scuola media Buonarroti agli agenti della polizia durante un incontro con i ragazzi nell’istituto.
«Chi tiene il coltello in tasca non si può condannare, perché averlo è un modo per essere sicuri di potersi difendere», hanno detto gli alunni agli agenti del commissariato di Castro Pretorio, che hanno incontrato i ragazzi nell’ambito di un progetto sulla legalità, per farli riflettere sull’uso di oggetti pericolosi come i coltelli, che ultimamente dilaga tra gli studenti della capitale.
E proprio di ieri è l’ultimo episodio di violenza, che si è concluso con il ferimento di un giovane di 24 anni, colpito con una lama ad una gamba e la denuncia dei due giovanissimi aggressori di 17 e 18 anni. Una lite nata tra un gruppetto di amici: il ferito è stato accusato di essere «tirchio e di non pagare mai al bar». Poi dalle offese verbali i due giovani sono passati ai fatti e hanno accoltellato il conoscente poco generoso. I due sono stati rintracciati dagli agenti della squadra mobile e denunciati per lesioni gravi.
Ieri mattina, invece, i coltelli sono stati messi sul banco di una scuola solo per dimostrarne la pericolosità. Pistole giocattolo, temperini, fumogeni e altre potenziali armi sono state esposte dagli agenti di fronte agli alunni, concordi sulla condanna della violenza, ma indulgenti verso chi li porta. «Nonostante abbiano negato di portarli, alcuni ragazzi hanno giustificato chi tiene il coltello in tasca per difendersi. Questo dimostra una percezione di insicurezza perché è come se fossero timorosi di ricevere un’offesa. Nonostante le nostre raccomandazioni su divieti e pericoli è difficile che un giovane accetti facilmente un consiglio», ha detto il dirigente del commissariato di polizia di Castro Pretorio, Massimo Improta, che ha spiegato ai ragazzi anche i rischi penali dovuti alla dentezione di armi.
Di droga, sicurezza stradale e bullismo hanno parlato invece i carabinieri nella scuola media «Giovanni e Francesca Falcone», al villaggio Prenestino, dove lo scorso 30 aprile uno studente di 15 anni è stato accoltellato da un coetaneo romeno, poi arrestato per tentato omicidio. Gli argomenti trattati in classe, oltre a quelli suggeriti dagli stessi ragazzi, sono stati gli aspetti normativi e le leggi che riguardano l’uso e il possesso dei coltelli. Per circa due ore il capitano Luca Palmieri, ha illustrato agli studenti le normative, le pene e a quali responsabilità si va incontro. D’accordo con la preside dell’istituto gli incontri proseguiranno anche nei prossimi giorni. Parteciperanno anche psicologi dell’Arma dei carabinieri.