Com’è bella la vita di noi ragazzi del ’52

Un tempo si iniziava a invecchiare dopo i 50 anni. Le donne soprattutto; ma anche gli uomini. Quel tempo è finito, per le donne con un margine più limitato, ma, prorogando bellezza e fascino in una indefinita giovinezza, ha moltiplicato i modelli di donne che, contrariamente a Marilyn Monroe o a Greta Garbo, non si sono ritirate ma hanno spinto la loro bellezza oltre l’ostacolo del tempo. Iniziò Joan Collins, ma subito, a ruota, con resistente evidenza, Milva, Monica Vitti, Irene Papas fino alla ultrasettuagenaria, e sempre sorprendente, Sofia Loren. Un patto con il diavolo e, per il mondo femminile, quasi un miracolo. Più semplice per i maschi che, non avendo l’obbligo della bellezza non erano neppure costretti a una impavida giovinezza, contro le regole del tempo.
E però, fino a qualche anno fa, anche per l’uomo i 50 anni erano una soglia di riflessione, l’inizio di un’età più difficile, di una maggior prudenza nella distribuzione delle proprie energie, e non solo quelle sessuali. Ma bisogna ammettere che in molti casi, e salute permettendo, il passare del tempo era per l’uomo meno insidioso. Dunque più donne oggi resistono e per gli uomini di successo, 50 anni sono un’età giovanile e, me ne accorgo sulla mia pelle, il traguardo delle piene soddisfazioni e della felicità per il proprio lavoro e per la propria impresa, può naturalmente porsi oltre i 60 anni. Lo fu, già qualche tempo fa, per due grandi scrittori siciliani come Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Gesualdo Bufalino. Ma lo è sempre di più oggi per ragazzi cresciuti che hanno raggiunto il potere, che hanno un importante ruolo politico o che si sono affermati sul piano professionale. Penso fra gli altri, e li vedo, li frequento, come coetanei benché abbiano una decina d’anni più di me, nel punto zenitale del successo, a Giulio Tremonti, a Oliviero Toscani, a Massimiliano Fuksas, a Valerio Massimo Manfredi, a Tahar Ben Jalloun. La giovinezza è uno stato d’animo, è una condizione della mente. E siccome i riconoscimenti si sono fatti più tardivi, la coincidenza fra espressione della vitalità e compiuto successo fa sì che il momento di massima soddisfazione e felicità per un uomo, coincida con quello che un tempo era l’inizio della fine, il momento della pensione. Le condizioni di salute, il benessere psicofisico, la soddisfazione per i risultati convergono in quel punto della vita che è destinato a prolungarsi, per la mia generazione fortunata, ben oltre i 70 anni. È davanti agli occhi di tutti la performance del presidente del Consiglio, instancabile e determinato e pronto a superare anche le brevi defaillance che ogni tanto sembrano rallentarne il ritmo frenetico. Nessuno, se la salute lo accompagna, può dire che a 70 anni sia arrivato il momento di riposarsi e di interrompere un’attività nella quale, oltre alla passione, è sostenuto dall’esperienza.
Tra gli scrittori, la maturità si spinge anche più avanti; è percepito come giovane Tahar Ben Jalloun, nato nel ’44. Il leggendario Paulo Coelho ne ha 61. Tabucchi ne ha 65, ma certamente il suo fanatismo antiberlusconiano andava registrato tra le manifestazioni giovanili. Difficile percepire come maturo o anziano il nostro più celebre musicista, Riccardo Muti, 67enne nel pieno del successo e della soddisfazione: in tutto, un ragazzo. Alla luce di queste esperienze, guardo ai prossimi dieci anni con speranza e sorpresa e non avverto il tempo che brucia le mie energie, più di quanto io bruci lui. E all’approdo di quei gloriosi 65 mi avvio da questa prolungata, ma non tardiva, adolescenza. Sono nato soltanto nel 1952. Un ragazzo.