«Com’è difficile la vita dall’alto di un tacco 12»

Per me è una sfida vestire panni femminili

Il fisico è prestante e rude (come in Saturno contro); la mascella è volitiva, mussoliniana (come in Vincere); l’occhio ipnotico, quasi truce (come in Vallanzasca). Ora figuratevi uno così oggettivamente virile, in parrucca cotonata rosso-tiziano, reggicalze di velluto e tacco numero dodici. Che Filippo Timi sia, fra più apprezzati attori dell’ultima generazione, uno di quelli che maggiormente amano le sfide, lo dimostra Favola. Lo spettacolo teatrale (di cui è anche autore, ora a Milano, al Parenti fino al 13 gennaio, e quindi a Napoli e Torino) in cui recita in abiti femminili. Attenzione: non per fare il gay, o il travestito. Ma proprio per fare la donna.
Timi: ma come le è venuto in mente?
«Semplicissimo. Dopo tanti ruoli di maschio forte ed estremo mi sono chiesto: come posso mettermi ulteriormente alla prova? Ovvio: interpretando ciò che non mi appartiene affatto, e che, anzi, è ai miei antipodi. La donna. E che donna: la classica femmina-tipo anni 50. In gonna a palloncino, vitino da vespa e, sotto la fulva chioma cotonata, un mondo di sogni plastificati e rassicuranti, come nei colorati spot dell’epoca. Una Favola, appunto. Da cui, però, uscirà colle ossa rotte».
Perché? Che tipo di donna è questa mrs. Fairytale?
«Un nome, un destino. Voglio dire: è la classica signora borghese e inconsapevole di quegli anni, naturalmente disegnata a tinte cariche, vivaci. Sono stato bene attento a non farne una macchietta, però. Niente Vizietto, per intenderci. Anche se sballata e incolpevolmente artificiale, questa è una donna vera. Fino a quando il confronto, apparentemente innocuo, con un’amica (l’attrice Lucia Mascino) non diverrà un cruento match a colpi di scabrose rivelazioni».
E com’è cambiare sesso? Più curioso o più straniante?
«È innanzitutto faticoso. Ogni sera ci vogliono quasi due ore di trucco per trasformare un irsuto cinghiale umbro come me in una giunonica casalinga anni 50. E poi è istruttivo. Nessun uomo può capire cosa si prova a vivere dall’alto di un tacco dodici. Del reso è tutta la vita vissuta dal punto di vista delle donne, a risultare faticosa e spesso umiliante. Che poi è il tema di Favola».
E il pubblico che la conosce così roccioso, e magari l’ama in doppiopetto, come reagisce?
«Benissimo. Finora a Milano abbiamo avuto la classica serie di tutto esaurito. Forse anche perché lo spettacolo è di un’ironia crudele, che diverte moltissimo. Se al principio può essere la curiosità di vedere come se la cava Filippo Timi in gonna, ad attrarre, poi è la serietà dei temi, e la comicità amara dello spettacolo, ad appagare il pubblico».
Questo ruolo è anche una reazione a quelli macho in cui continuano ad impiegarla, tipo il pornoattore di «Com’è bello far l’amore» (il prossimo film di Fausto Brizzi) o il Fred Buscaglione che avrebbe dovuto incarnare in una fiction?
«Ma no, queste sono coincidenze. Come tutti gli attori io amo il travestimento, il trasformismo; interiore, prima ancora che esterno. Quanto alla miniserie su Buscaglione, è solo uno dei tanti progetti che mi hanno entusiasmato ma che, purtroppo, non si sono mai realizzati».
Lei ha sempre detto che recitare l'aiuta a superare i suoi problemi fisici: una vista limitata e la balbuzie. Anche vestito da donna?
«Quei problemi ci sono, ma recitando ne sono fuori. Anche vestito da donna».