Com’era bello il tempo delle «bandiere»

«Ecco perché Milito fa bene ad andarsene a Milano». Era il titolo provocatorio dell'articolo del Sig. Pistacchi sulla pagina nazionale, per dire che a noi genoani non va mai bene nulla. Seppure io sia d'accordo che finché non si scaccia la mentalità mugugnona ligure non si va da nessuna parte (nel calcio ma anche in politica) non condivido del tutto lo sfogo del giornalista.
Confrontiamo dunque l'Uefa di Bagnoli&Spinelli e quella di Gasperson&Joker. Direi nemmeno paragonabili.
Nel 1990 il calcio era davvero un'altra cosa, ed era molto più bello. Non si parlava di calcio business, ma di pallone, di stadi, di partite alla domenica senza distinzioni e di 18 squadre nella massima serie con le solite due o tre sicuramente più tutelate e potenti, ma non padrone assolute del pallone. I cartellini appartenevano alle società; era consentito un massimo di stranieri per rosa; le televisioni erano inesistenti. Contava dunque il management: contavano anche i miliardi ma molto meno rispetto ad ora. A ogni mercato la maggioranza delle squadre cambiava pochi elementi, poteva permettersi di tenersi i più forti, che si cucivano addosso la maglia sposando quella città e quella tifoseria.
Il campionato era più competitivo dunque e grazie ad un buon presidente, capace e nemmeno troppo facoltoso, potevi permetterti di sognare in grande. Lo scudetto era un sogno non irrealizzabile. La Champions si chiamava Coppa dei campioni e non valeva come uno scudetto. La Uefa era lo scudetto bis, perché dalla seconda in poi si andava in Uefa.
La squadra magica allestita da Spinelli e guidata da Bagnoli se vogliamo era forse più tecnica di quella di oggi ed era il frutto di una ricostruzione operata da Scoglio e culminata con Bagnoli. La stessa ossatura sarebbe durata fino alla restrocessione. Poi gli inferi: Scerni, Mauro, Dalla Costa, Canal... finché non sbuca il Presidentissimo, Preziosi, che con tanti sacrifici, in mezzo a vicissitudini varie, con errori e tutto il resto, ci riporta ai vertici della Serie A, ci fa vivere un campionato meraviglioso, con tutte le soddisfazioni che abbiamo avuto, derby su tutte.
Ma qualcosa di profondo è mutato rispetto ad allora. Perché perfino un campionato stupendo come quello di quest'anno non riesce ad essere apprezzato da tutti noi come dovrebbe. Il calcio è profondamente mutato. I calciatori possiedono i cartellini, ergo lo scopo primo è ottimizzare i profitti della loro breve carriera (le bandiere stanno lasciando il posto ai mercenari). Questo ha fatto lievitare pesantemente i costi a copertura dei quali sono arrivate le televisioni diventando una delle pricipali fonti di reddito per le società. Ma se l'aggravarsi dei costi s'è distribuito uniformemente tra tutte le squadre (escludendo Roma e Lazio che hanno diritto di veri e propri buchi di bilancio ai danni dei contribuenti), le risorse vengono distribuite in maniera super difforme, con un 80% destinato a poche società e le restanti briciole a tutte le altre. Come può dunque esservi competitività delle più piccole? E come può una «piccola» offrire contratti faraonici ai giocatori se i ricavi sono minimi? Infine la sentenza Bosman che ha reso inutili i vivai, che ha permesso la circolazione sfrenata con pro e contro di calciatori in qualunque squadra europea e non solo.
Veniamo a noi. Caro Pistacchi, ma come faccio a gioire come nel 1991? Oggi il Genoa ha un grande Presidente, che sta lavorando molto bene, che ha costruito una società moderna ed efficiente. Ha un grande mister e con bravura ha messo su una bellissima squadra. Se fossimo nel 1991, con i calciatori vincolati dai contratti attuali, non muterebbe nulla, verrebbero comprati altri 3-4 elementi e il Genoa 2009-2010 sarebbe ancora più competitivo. Invece, lo scenario attuale qual è?
Lasciando stare le voci sommerse che dicono addirittura che in Champions non ci sono voluti andare (mi viene in mente Genoa-Ajax....) è da gennaio che il Genoa è considerato un mini market di Inter Juve e Milan. Gazzetta, Studio sport, Controcampo in primis martellano da sempre, non appena un giocatore di una piccola si mette in luce, il giorno dopo è già di una grande squadra. E non vale solo per il Genoa. Cassano ad esempio? Fossi Preziosi scriverei un bel comunicato stampa: «La società Genoa vieta agli organi di stampa di parlare dei propri tesserati al di fuori dei periodi di mercato, per salvaguardare i propri risultati sportivi e nel rispetto del proprio lavoro e dei propri sostenitori». A dire il vero dovrebbe diventare legge, ma che scriverebbero sui giornali?
Media a parte, il Genoa è stato comunque costretto a vendere più gioielli, con operazioni sicuramente vantaggiose, ma che stravolgono la rosa della squadra ben amalgamata e competitiva. Perché partiti i tre più forti, chi ci garantisce che i sostituti siano all'altezza? Ma poi che gusto c'è ogni anno, per giunta a campionato non ancora finito a vedere stravolta la propria squadra?
Le restanti partite, ma come si fa a gioire del tutto per dei calciatori che l'anno prossimo magari ci fanno 4 pappine, che ti hanno regalato dei sogni e te li portano subito via, e che si battono il cuore, baciano la maglia per poi fuggire appena vedono gli euri? Nessun moralismo nei loro confronti, ma non chiedetemi-chiedeteci di far finta di nulla. E non chiedetemi di osannare Milito, di rimpiangerlo, perché è da gennaio che sostengo che se vuole entrare nei cuori rossoblù ben venga, ha una città a sua disposizione, una maglia meravigliosa da cucirsi sulla pelle e qua sarebbe Il Principe e resterebbe tale. Ma se ha preferito Milano, entrate maggiori e vuol essere semplicemente un giocatore qualunque, che subisce un turn over ed è uno dei tanti, beh buon per lui, sicuramente le quattro pere alla delegazione l'han fatto di diritto entrare nella storia rossoblù, ma alla fine preferisco un Torrente o un Gennarino Ruotolo come porta bandiera ideale della mia squadra.
Vale per Milito, ma anche per Motta, Bocchetti, Gasperini e tutti gli altri, che spero il Presidente riesca a trattenere, anche se so che la battaglia maggiore per Preziosi sarà cambiare le cose, rendere questo sport meno business e più pallone appunto. Perché poi il punto cruciale è tutto lì. Ci vogliono riforme strutturali, perché il giocattolino così com'è piace poco e niente. Perlomeno a noi, a quelli che come me domenica erano contenti ma non raggianti, che han goduto come matti per tutto il campionato, che sono impazziti di gioia ai due derby, sopratutto il secondo, che si sono inorgogliti a vedere il Genoa giocare il miglior calcio di tutta la serie A, ma che hanno visto sfumare una Champions sfumata dopo averla a lungo accarezzata e perché il primo vero obbiettivo sono i cambiamenti strutturali. Poi verrà tutto il resto. Nel mentre preparo il passaporto.