Com’è radical-chic parlar male delle vacanze degli altri

Bruno Martino, nella sua immortale canzone, odiava l’estate. Ma i giornalisti famosi perché? Chi li obbliga, se proprio non vogliono, a scriverne? Su l’Espresso trovi però Michele Serra che si lamenta: «Come è noto, nel contratto dei giornalisti è previsto, pena licenziamento in tronco, che almeno un articolo all’anno sia dedicato al tema: dove hanno passato le vacanze i vip? Piuttosto che occuparci della questione preferiremmo finire nelle mani degli Hezbollah». Addirittura?
Di vip si occupa anche Roberto Cotroneo su l’Unità, pure lui con l’aria scocciata di chi pensa ad altro. Quando arriva all’Ultima spiaggia di Capalbio si tira fuori dal mucchio: «Sembra ci sia il gotha intellettuale e politico del Paese. Dico sembra: perché non ci sono mai stato in vita mia». Tiè! Francamente non capisco. Certo è che «tutto falso, taroccato, costruito a priori» (Cotroneo). Il cosiddetto vippismo ingenuo non esiste più, per apparire da qualche parte si fa a sgomitate, anche se non serve a nulla. E allora? Chi non apprezza il genere, farebbe meglio a sottrarsi. E poi in vacanza andiamo tutti: sicché anche all’austero Serra potrebbe capitare di essere fotografato mentre sale in calzoncini sulla barca a vela di un amico ricco, magari un cantante, per una tre giorni attorno all’isola del Giglio. Sarebbe promosso vip all’istante. Già lo è, anzi. Dico per dire, naturalmente. Alla fine preferisco Maria Laura Rodotà, che distilla ogni giorno i suoi «colpi di sole» sul Corriere, con l’aria divertita di chi nobilita frescacce da leggere sotto l’ombrellone.