Com’è umano il premier: «Sono in pena per i politici»

RomaMario Monti cerca di rassicurare gli italiani dalla poltrona di «Che tempo che fa» davanti a Fabio Fazio che sta bene attento a non incalzarlo: «Siamo tranquilli o c’è un’altra manovra all’orizzonte?», gli domanda il conduttore. «Spero che siamo tranquilli - dice il premier -. Il consolidamento dei conti che gli italiani hanno accettato è un’operazione grossa in base agli standard europei e mette in sicurezza i conti pubblici». Il faro è quello che «non il mio governo ma il governo Berlusconi hanno concordato con l’Europa: il pareggio di bilancio nel 2013». Ora, però, Monti ha bisogno di far passare un altro messaggio: «Adesso faremo altre manovre, meno indigeste, per far crescere di più l’Italia». Liberalizzazioni, certo. Ma anche «ridurre le protezioni» e scardinare «le roccaforti delle corporazioni per dare più spazio alla concorrenza». Ci riuscirà o no? Monti ostenta ottimismo perché «vede, Fazio, il mio è un governo strano che può permettersi di chiamare tutti a una sorta di disarmo». I tempi sono stretti, strettissimi anche perché «la Ue chiede che entro l’Eurogruppo, il prossimo 23 gennaio, l’Italia presenti un primo pacchetto di liberalizzazioni. E lo faremo». Il capo del governo «strano» non rinuncia a graffiare la classe politica e, anzi, con un filo di scherno dice: «Io sto imparando a rispettare sempre di più i politici. Sono in pena per i politici trattati così male dall’opinione pubblica. Le mie ambizioni durante il mio governo sono due: tirare fuori l’Italia dalla crisi ma anche favorire la riconciliazione fra la classe politica e l’opinione pubblica». In ogni caso, grazie ai politici che danno benzina al suo governo, Monti conferma che sta lavorando per noi. L’altro cantiere aperto è quello sul mercato del lavoro dove il capo del governo preannuncia di voler «agire senza dogmi né con la volontà di dividere i sindacati. Il nostro obiettivo è quello di ammodernare il mercato del lavoro per creare più occupazione vera e rivolta ai giovani». Sull’articolo 18 il premier svia: «Il governo ha atteggiamento mentale per cui niente deve essere tabù. Il ministro Fornero aveva citato anche l’articolo 18 e sta tenendo incontri bilaterali con i sindacati. I simboli sono importanti ma abbiamo bisogno di lavoro non precario. Non vediamo solo enunciazioni di principio ma prevedibili effetti economici».
Sulla Rai, Monti non cade nel tranello di rispondere alla possibile privatizzazione e glissa: «Non è l’urgenza numero uno perché ci sono incombenze più urgenti. Ma tra qualche settimana vedrà... Sarò anche evasivo ma in passato i governi hanno risentito del senso del dovere di dare delle risposte sempre. Io no».
Poi uno sguardo all’euro: «Posso fare il Professore?», chiede Monti spiegando che «alcuni Paesi virtuosi (Germania in primis ndr) sono inquieti nei confronti di chi non lo è. Noi abbiamo il problema del debito pubblico ma avremo avanzo di bilancio». E ancora: «Dirò alla Merkel che l’Italia non è irresponsabile e che anche la Germania trae benefici dalla Ue e dall’euro».
Poi parte con la lezione sulla finanza, prima vista negativamente, poi considerata «come una divinità». Mentre, dice Monti, occorre una visione «non manichea»: «Non è né il bene né il male assoluto». In ogni caso le «grandi banche italiane non sono a rischio default». Sulla Tobin Tax, misura caldeggiata dalla Francia, non osteggiata dalla Germania, aborrita dalla Gran Bretagna, il premier conferma: «Ho aperto alla tassa sulle transazioni finanziarie a patto che non si applichi a un solo Paese». Resta scettico sull’accordo con la Svizzera per il rientro di capitali e graffia il Pd: «La chiede proprio chi s’è detto sempre contro i condoni...». Poi difende l’operazione Cortina: «Faremo una lotta senza quartiere all’evasione fiscale». Ultima non risposta alla domanda di Fazio sull’Iva: «Aumenterà o no?». «Che caduta di livello...». Monti tira le orecchie pure a Fazio.