Ma com’è vecchia quella piazza piena di giovani

Stessi slogan superati, stessi riti scopiazzati
ma il ’68 portava il nuovo non il vuoto di oggi<br />

Se c’è una cosa sicura che la storia insegna, è che la storia non insegna niente e in particolare non si ripete e se per caso si ripete, si ripete per caso. Dunque questo «ritorno alla piazza» è fasullo. È reducismo, è «farem come la Russia, farem come Lenìn» riciclato in «E noi farem come papà e noi farem come i nostri fratelli e zii». Tali e quali, stessi slogan, stessa apparecchiatura scopiazzate e dunque misera, posticcia. Quando ho sentito a piazza Navona un imbecille urlare: «Gelmini vieni a pesca con noi ci manca il verme», uno degli slogan più idioti che girino da quarant’anni, mi sono cascate le braccia.

Quando ho udito queste voci stanche, da imbonitori di Pinocchio, da piccoli Mangiafuoco della sommossa, ho pensato che questo Paese è irrimediabile, irriformabile, non curabile. È vero, quarant’anni fa ero nelle piazze anch’io, benché un po’ grandicello: il mio ’68 era quello di uno di 28 anni, ma devo dire che allora tutto era diverso. Io, che non sono stato comunista neanche cinque minuti in tutta la mia vita (diversamente da quel che qualche bel tomo ha detto), allora ero testimone di uno stravolgimento epocale. Un mondo ottocentesco colava a picco e ne emergeva uno confuso, disastroso, poetico, gioioso, demenziale, creativo, incredibile ma più che altro nuovo.

Oggi vedo un ciarpame di vecchiume, di arsenico e vecchi merletti che puzzano di muffa, mentre si configura una cosa che col Sessantotto non ha nulla a che fare: e cioè la ribellione di strada contro il Parlamento, contro le leggi, contro la democrazia parlamentare. Io sono un fanatico democratico parlamentare: scrissi ai tempi dei «girotondi» che i girotondini, fosse stato per me, li avrei fatti caricare da squadroni di carabinieri a cavallo a sciabola piatta come fummo caricati noi dai fratelli D’Inzeo a Porta San Paolo nel 1960 durante i fatti di luglio. I girotondino girotondavano minacciando il Parlamento, il tempio sacro della democrazia, il Luogo intoccabile e inviolabile che simboleggia il potere del popolo, il potere di chi vota, di chi è votato, di chi difende la Costituzione (sì, la voglio cambiare la Costituzione, ma con le armi della Costituzione e secondo le regole della Costituzione e finché c’è, viva la Costituzione e galera per chi attenta ad essa).

I tumulti penosi, torbidi di piazza Navona si sono svolti assediando il Senato. Io non c’ero, ma oggi con YouTube è difficile nascondere i fatti e abbiamo visto gruppi di studenti organizzati in squadre d’assalto e non mi sembravano affatto i fascisti, se ce ne fossero. E se ce n’erano, e se ci sono stati tumulti fascisti – che non ho visto – la condanna morale non sarebbe diversa. Quaranta anni fa si assistette come oggi al connubio fra destra e sinistra. Li chiamavano talvolta «nazimaoisti», anche se non c’erano né i nazisti né i maoisti. Ma c’era di tutto ed era un’insalata indigesta e ricca. Oggi si vedono studenti che fanno casino perché gli hanno detto che gli studenti devono fare casino e che quando la destra è al governo, non importa che sia stata votata dalla maggior parte degli italiani, ma bisogna impedirle di governare, e se fa una legge bisogna sollevare la piazza, creare incidenti, picchiare, far intervenire la polizia. Io ricordo le nostre paure prima del G8 di Genova nel 2001: tutti sapevamo che qualcuno voleva il morto e io e tanti altri implorammo il giovane governo Berlusconi di impedire che gli scontri avvenissero e che il morto ci scappasse. Tutto era chiaro e scritto e assistemmo a cose malvagie e orrende nelle caserme e sulle piazze, e il morto purtroppo ci scappò.

Tutto questo non deve accadere di nuovo, tutto questo va impedito a tutti i costi e in tutto questo la sinistra che vuole essere democratica, quella di Veltroni, ha enormi responsabilità perché anziché cavalcare il gatto selvaggio dovrebbe fermare tutto, dare lezioni di democrazia, fare quel che fa Obama, visto che la sinistra ama Obama, e comportarsi e agire secondo stretta legalità. Invece il moto di piazza,la baruffa e la mistica – quella sì fascista – di «giovinezza rossa la trionferà» stanno rendendo il fronte dell’istruzione italiana un fango, una vergogna, una pena, una miseria di cui arrossire. Ragazzi e ragazze se ne vanno per le strade spinti da stupidi maestri e comprensibili voglie di esserci, di ricordare, di cantare, di ascoltare il proprio cuore battere in petto per l’emozione. Tutto ciò è strumentale, è ipocrita, è puerile, è sfruttamento dell’innocenza dei giovani, è lenocinio intellettuale.