Come combattere i criminali a colpi di bancarelle

La sicurezza, nel centro storico genovese continua ad essere una opzione solo ipotetica. C’è il gusto della vita avventurosa, il mistero di chi ti assalirà appena fa notte, se non ti barrichi in casa, e da quale oscuro caruggio sbucherà fuori il grassatore di turno e che lingua parlerà: albanese o arabo marocchino o il corrotto spagnolo ecuadoriano?
Meglio il marocchino: dopo tutto, se gli allunghi cellulare e portafogli senza far storie, finisce lì, mentre gli ecuadoregni prima ti massacrano di botte e poi ti derubano e con l’albanese la coltellata non te la leva nessuno. In Via S. Bernardo (trecento metri di strada ) siamo già a due sgozzati (però son state rispettate le quote rosa perché l’ultima era una ragazza). La polizia fa quel che può, tra un indulto e una scarcerazione e l’altra, ed anche la magistratura lavora a pieno ritmo, se è vero che non si fa a tempo ad arrestare qualcuno che il giorno dopo te lo ritrovi vispo a spacciare alacremente.
Per fortuna il Comune, sin qui grande assente, ha deciso di scendere decisamente in campo per combattere il degrado. Le trascrivo pertanto il testo di un manifestino apparso ovunque da pochi giorni: «Sabato 7 ottobre - sabato 4 novembre - sabato 2 dicembre in Piazza S. Bernardo, San Donato e San Giorgio. Le piazze saranno animate da un mercatino di prodotti equi e solidali e di articoli confezionati con la tecnica del riuso (sic!), per rivitalizzare il quartiere e offrire ai cittadini genovesi e alle tante comunità straniere un momento di incontro sul tema del “consumo critico” (sic !) e di conoscenza delle bellezze del centro storico. Troverete banchi di vendita, degustazione e divulgazione culturale dei prodotti (sic !), potrete ascoltare musica etnica di diversi paesi e gustare cocktail equi e solidali (sic! sic! sic!) nei tanti bar della zona». Questa ferma presa di posizione per la legge e l’ordine è ancora meglio dei balletti musicali organizzati dai paciaioli no global a Lampedusa per rallegrare lo sbarco dei «migranti», ma s’inquadra perfettamente nella lotta che il nuovo governo conduce per contrastare il triste fenomeno dei «migranti clandestini». Allegria.

Be’ caro Simonetti, devo dire che la sua Genova le batte tutte. L’idea di «rivitalizzare» un quartiere strangolato dal degrado e dalla criminalità con le bancarelle, coi mercatini, è già sorprendente. Che poi la decisa azione di forza contro la criminalità di marca extracomunitaria venga condita dal fregnacciume noglobal - l’equo e solidale, il consumo critico, la musica etnica e la tecnica de riuso - questo è davvero il colmo. Perché no, allora, non invitare la teppa extracomunitaria a mettere in vendita, su quei banchetti, la refurtiva? Faccenda che oltre a fare souk, sempre tanto «di tendenza», darebbe nuovi sbocchi vuoi alla tecnica del riuso vuoi al commercio se non equo per lo meno solidale. Non è detto che non ci si arrivi, sa, caro Simonetti? Lo ha sentito il ministro degli Interni Giuliano Amato? Ha detto, colui che è chiamato a fare osservare l’ordine pubblico, che dobbiamo piantarla di prendercela con gli extracomunitari. Detengono il monopolio della prostituzione riempiendo le città di battone? Embè, che colpa ne hanno? La colpa è di chi va a puttane, con rispetto parlando. Hanno il monopolio dello spaccio della droga? Idem: la colpa è di chi la consuma, la droga, di chi sniffa. Ora aspettiamoci che ci dica, il dottor Amato, che marocchini, rumeni and company rubano, massacrano di botte, accoltellano e se gira loro uccidono non perché siano delinquenti, ma perché c’è gente che si fa rubare, accoltellare, massacrare di botte ed eventualmente uccidere. Non a caso Amato è chiamato il Dottor Sottile, caro Simonetti. Se sottigliezze calabraghiste così non vengono in mente a lui, a chi?
Paolo Granzotto