Per combattere l’evasione fiscale serve un’Agenzia delle entrate privata

Il fondo monetario internazionale ci sta valutando, ci impone scelte difficili: riordinare la finanza pubblica, far quadrare i conti della spesa e far ripartire lo sviluppo economico. Ormai questi enti internazionali hanno più potere del presidente degli Stati Uniti d’America: qualsiasi dittatore può alzare la cresta contro l’unica potenza militare del pianeta, ma non si può permettere di disconoscere le imposizioni dei banchieri della finanza mondiale. Quando la torta da dividersi è poca la lotta per avere qualche fetta è sempre accanita: una scelta è già arrivata, tasse, impopolari, ma necessarie. C’è la promessa che queste nuove imposte, o vecchie che siano, saranno meno dolorose: si sostiene che finalmente saranno colpiti i soliti evasori. Come, non si sa, perché questi ultimi vincono più del 90% dei ricorsi. Per avere la meglio contro chi evade le tasse e non solo contro il vecchietto che ha sbagliato la colonna nel compilare il modello 740, servono armi non spuntate da parte dello Stato: commercialisti contro commercialisti, avvocati contro avvocati. Avremmo in questo modo un fisco autorevole, ma per ottenerlo servono delle Agenzie veramente indipendenti, privatizzate, che possono scegliere autonomamente il loro personale. Lo Stato può permettersi questo senza rischiare altre forme di corruzioni, senza trovarsi troppa prepotenza contro i piccoli e troppa compiacenza con i forti? La totale privatizzazione delle Agenzie fiscali prima o poi ci sarà imposta dai soliti enti internazionali: l’importante che ciò non provochi guai a tutti, a cominciare dai dipendenti attuali delle Agenzie.