«Combattiamo l’assenteismo, non i malati»

L’azienda di trasporto chiede la collaborazione delle parti sociali: «Non vogliamo modificare le norme che aiutano chi sta male». E infatti a Milano le regole non sono cambiate

Scioperano per conservare un privilegio, quello di avere busta paga più alte se si ammalano. Vogliono mantenere «il cento per cento reale della busta paga anche quando se ne stanno a casa con trentotto virgola due di febbre» dicono dall’Atm. Traduzione nei fatti: gli autoferrotranvieri hanno diritto nei primi tre giorni di malattia fino al trenta per cento in più del compenso quotidiano. Ovvero fatta 100 la paga giornaliera, ogni giorno di malattia viene pagato 120 e anche 130. Come mai? Semplice: durante la malattia non sono sospese le indennità, né quelle riferite agli straordinari né quelle della diaria di trasferta.
Spiega di un paradosso contrattuale, di uno di quei diritti acquisiti che è diventato incompatibile con i bilanci color rosso delle aziende di trasporto pubblico, Atm esclusa. Condizione davvero unica nel panorama contrattualistico nazionale che, purtroppo per i tramvieri, è venuta meno con l’ultima finanziaria: il trattamento economico di questo bonus non è più a carico dell’Inps cioè della collettività bensì delle stesse aziende di trasporto che, come detto, hanno già qualche problemino. Risultato: sciopero confederale per il ripristino del diritto negato. Peccato che, all’ombra della Madonnina, Atm continui a pagare l’indennità di malattia «forza del bilancio in attivo» ricordano da Foro Buonaparte. Scelta aziendale che pesa qualche milioncino sulle casse di euro l’anno e che Cgil-Cisl-Uil preferiscono ignorare: possibilità che gli consente di bloccare Milano per una questione di casta, con costi umani e sociali alti.
Costi enormi pagati a chi, conti Atm alla mano, spesso traveste l’assenteismo da malattia e che la società guidata da Bruno Soresina vorrebbe smascherare anche con la collaborazione delle parti sociali, «la volontà di Atm non è mai stata né sarà quella di modificare le normative di supporto ai veri ammalati. Atm vuole individuare, invece, soluzioni concertate per combattere l’assenteismo». Richiesta respinta da chi sostiene e protegge una categoria che, ricorda spesso il sindaco Gabriele Albertini, gode di livelli retribuitivi spesso superiori alla media. Riassumendo: sciopero inutile quello del 21 settembre, a Milano non cambia niente rispetto al passato, si continuano a pagare i giorni di malattia.
Ma confederali e cobas non vogliono tornare indietro: «Sull’indennità di malattia si sta ripetendo il gioco alla scaricabarile del dicembre 2003, quello che portò agli scioperi selvaggi dei lavoratori. Se Atm e Comune continueranno a prenderci in giro, la situazione potrebbe degenerare» dice Claudio Signore, segretario nazionale Slai-Cobas. Testimonianza di chi non vuole evitare disagi ai milanesi.