La cometa sta morendo, stelle cadenti addio

I residui dell’astro si «incendiano» e il materiale sopravvissuto continua a diminuire anno dopo anno

da Firenze

Affrettiamoci a esprimere i desideri: forse tra qualche decennio le stelle cadenti di San Lorenzo non saranno poi così numerose. Lo sostiene l’astrofisica fiorentina Margherita Hack che spiega che le popolari «lacrime» si vedranno sempre meno nel futuro e anzi, tra qualche secolo, potrebbero sparire del tutto.
«Le stelle cadenti di agosto - chiarisce Hack dalla sua casa di Trieste - derivano dalla frantumazione di una cometa passata nel nostro sistema solare nell’Ottocento. Il fenomeno delle stelle che cadono rappresenta i residui della cometa che ogni anno si consumano. Già rispetto agli inizi del secolo scorso le stelle cadenti sono diminuite moltissimo, come testimoniato dalle foto dell’epoca che mostravano una pioggia meteorica straordinaria». È un problema fisico, quindi, che non ha a che vedere con la crescita dell’inquinamento o altri fattori causati dall’uomo. Semplice diminuzione fisiologica di «materiale che si incendia».
«Le stelle cadenti - spiega ancora Hack - nascono come frammenti di silicati, grafite o ghiaccio lasciati dalla progressiva disintegrazione delle comete. Questi residui, sotto forma di polveri, viaggiano a 40-70 chilometri al secondo e il forte impatto con l’atmosfera le fa riscaldare e si trasformano in luce». Quando l’orbita di questi frammenti interseca quella terrestre ecco che sono visibili le «stelle cadenti». In particolare le «Perseidi», così chiamate perché il loro «radiante», il punto unico corrispondente alla direzione verso cui la terra si sta muovendo in quel momento, sembra situato a Nord-est, nella costellazione di Perseo, nascono dalla frantumazione della cometa Swift-Tuttle. Nell’Ottocento il massimo della loro visibilità coincideva con il 10 agosto, giorno di San Lorenzo, ma in realtà le lacrime sono visibili dalla fine di luglio e con il passare del tempo il radiante si è spostato al 12 agosto.
Fin qui la spiegazione scientifica. Resta però intatta la magia. «Le stelle cadenti hanno sempre affascinato, fin dall’antichità, gli uomini - afferma Hack - perché appunto, sembravano cadere mentre le stelle “normali” e gli altri pianeti rimanevano fissi in cielo. Gli uomini le osservavano in un misto di meraviglia e spavento». Interpretate come segno infausto, gli antichi le consideravano come «lacrime» delle divinità e successivamente la tradizione popolare cristiana le ha identificate come lacrime che cadono dal cielo, legandole al martirio di San Lorenzo. Dovremo ora riporre i sogni e i desideri in un cassetto? Hack rassicura. «Le stelle cadenti sono numerose tutto l’anno e, condizioni meteorologiche permettendo, si possono vedere tutti i mesi, anche se non in maniera così intensa come a San Lorenzo.
Ma se anche la cometa ottocentesca sparirà senza lasciare traccia - conclude - sono già state individuate molte comete oltre Plutone che potrebbero intersecare l’orbita terrestre.