Comici da morire (e non dal ridere)

«L’ottanta per cento dei libri gialli dà un’importanza capitale ai colpi di scena coi quali tiene sospeso l’animo di chi legge. Per conto mio cercherò di fare altrettanto con una scena di colpi battuti ritmicamente alla porta di casa». Così, in maniera impertinente, l’umorista Luciano Folgore nel 1934 si cimentava pionieristicamente con un genere che all’epoca lui aveva battezzato come l’«extragiallo umoristico» producendo un romanzo divertente come La trappola colorata per l’editore Corbaccio. Era protagonista di quella buffa storia un certo detective Tip, «un poliziotto di fantasia che dirigeva a Londra una scuola per poliziotti di fantasia» che si trovava a essere al centro di un intricato plot poliziesco che mescolava ai meccanismi del giallo da camera le gag dell’avanspettacolo e il linguaggio funambolico e ritmicamente sorprendente tipico delle sperimentazioni futuriste. Anche un fine umorista come Carlo Manzoni era sicuro di solleticare con divertimento l’immaginario dei lettori producendo fra il 1959 e il 1964 titoli come Ti spacco il muso bimba!, Io, quella la faccio a fette!, Un colpo in testa e sei più bella, angelo!, Che pioggia di sberle, bambola!, Ti svito le tonsille piccola!, Ti faccio un occhio nero e un occhio blu, Un calcio di rigor sul tuo bel muso!, Pancia da schiaffi e Ti stiro i connotati. Avventure strampalate dell’investigatore privato Chico Pipa e del suo inseparabile cane Greg. «Stragialli» che sembravano echeggiare certi titoli beffardi delle canzoni gangsteristiche di Fred Buscaglione e che Manzoni pubblicò originariamente da Rizzoli nella collana «Suspense del sorriso».
Nonostante però le felici intuizioni pionieristiche di Folgore e di Manzoni i comici italiani ci hanno impiegato molto per potersi affermare definitivamente nel settore dei gialli italiani e per conquistare il cuore dei lettori. Per sbancare in classifica hanno dovuto nella maggior parte dei casi mettere da parte la loro vis comica e appropriarsi invece di uno stile realistico e drammatico. Apripista in questo senso è stato Giorgio Faletti che, dopo avere mosso i primi passi nel noir creando l’irriverente personaggio della guardia giurata Vito Catozzo prima per i telespettatori di «Drive In» e poi per i lettori di «Porco il mondo che ciò sotto i piedi», nel 2002 ha deciso di interpretare a modo suo i modelli del thriller dando alle stampe il fortunatissimo Io uccido (che fra le varie edizioni ha raggiunto la cifra da capogiro dei quasi 4 milioni di copie). In poco tempo Faletti è divenuto lo scrittore di suspense più letto in Italia, mostrando di essere a suo agio nel costruire ambientazioni internazionali credibili anche nei successivi bestseller Niente di vero tranne gli occhi e Fuori da un evidente destino. Dalla Costa Azzurra del Principato di Monaco di Io uccido, Faletti è così passato per la New York contemporanea e l’Arizona dove sopravvive ancora la popolazione indiana dei Navajo (assieme ai propri miti e ai propri spettri) mostrando di avere imparato la lezione di narratori come Jeffrey Deaver, Thomas Harris, Stephen King e Tony Hillerman e di avere un talento speciale per i piccoli e grandi misteri come conferma anche la raccolta di racconti Piccoli inutili nascondigli (Baldini Castoldi Dalai).
Parallelamente al comico artigiano (il cui ritorno al thriller è preannunciato per maggio con l’enigmatico Io sono Dio che uscirà in concomitanza con al fiera del Libro di Torino) altri suoi colleghi hanno provato a intraprendere la strada della narrativa di suspense: Matteo Monforte dei Quellilì (celeberrimi per il loro tormentone dalla Valleluja «Grazie, signore grazie») ha prodotto Come siamo caduti in basso, Oscar (ed. Chinaski) mettendo in scena nelle vesti di «segugio pigro, grasso e misogino» il nullafacente musicista di jazz Martino Rebowski; il cabarettista e musicista Fabrizio Canciani ha invece costruito un avvincente trilogia composta da La regola della cattura, Qualcosa che non resta e Il mitra è il mio contrabbasso (Todaro Editore) che ha per protagonista lo svogliato detective Bruno Kernell e una Milano sempre più criminale; Fabrizio Fontana ha proseguito con successo le sconclusionate avventure del suo improbabile agente segreto James Tont nei racconti e nelle gag contenute in Le avventure di James Tont (Mondadori), James Tont: licenza di ridere (Kowalski) e Tont le sa tutte (Mondadori); Natalino Balasso, dal canto suo, ha preferito occuparsi di strane sparizioni femminili a Creta durante il periodo vacanziero in L’anno prossimo si sta a casa e di misteri ambientati nel Polesine in Livello di guardia (Mondadori); e invece Paolo Cevoli ha deciso di allearsi con il noirista Patrick Fogli per costruire un «thriller pieno zeppo di intrighi internazionali, spioni invorniti e tanta tanta gnocca!» come Si vive solo due volte (Rizzoli), dove improbabili narcotrafficanti e agenti della Cia si inseguono alla ricerca del segreto dell’immortalità. Sorprendente è stato in assoluta il debutto di un altro calibro da Novanta della comicità italiana come Lorenzo Beccati (che ha firmato nel tempo programmi come «Drive in», «Striscia la notizia», «Lupo solitario», «Paperissima» e che da anni interpreta la voce in genovese del rosso Gabibbo), dopo i buoni risultati dai suoi due primi romanzi Il barbiere di Maciste e Il santo che annusava i treni. Infatti la sua saga medieval thriller composta da Il guaritore di maiali, Il mistero degli incurabili e L’uccisore di seta (Kowalski) ambientata nella Genova del 1589 lo ha imposto sia in Italia che all’estero come uno dei migliori interpreti della scuola di thriller storica inaugurata da Umberto Eco e portata avanti da Ellis Peters e Michael Jecks.
La forza dei romanzi di Beccati è costituita non solo dall’originale ambientazione dei suoi gialli (in cui viene ben descritto sia il contesto rurale che quello urbanistico dell’epoca ma anche quello apparentemente criptico e mistico dei monasteri del periodo) ma soprattutto dall’eccezionale creazione di un personaggio come l’indagatore Pimain, ex soldato e guaritore di maiali che «ama più le bestie che gli uomini» e ha imparato quanto i secondi possano essere ben più crudeli e violenti dei primi. Un uomo coraggioso Pimain capace di sopravvivere alla Peste Nera e coraggioso nel risolvere misteriosi delitti di volta in volta attribuiti a personaggi come l’Artiglio del Diavolo o al Creatura Oscura e ambientati in luoghi oscuri come il Monastero dei Carmelitani di Sant’Anna, l’Ospedale degli Incurabili e il Belvedere fortificato di Genova.