Comico, buffo e satira in musica al Dal Verme

Secondo appuntamento in Sala Piccola con la rassegna curata da Di Leva

Piera Anna Franini

«Il clima generale è quello del cabaret letterario dove si avvicendano attori, cantanti, musicisti... si racconteranno determinate cose in un’atmosfera di serietà e leggerezza». Ecco in sintesi – proposta dallo stesso Giuseppe Di Leva, curatore del ciclo - Da rider mi fa. Il comico, il buffo, la satira.
La rassegna è questo pomeriggio (ore 18.30) al suo secondo appuntamento nella Sala Piccola del Teatro Dal Verme. Sono tre incontri in tutto, di mercoledì, che fanno leva sul tema della storia dell’umorismo, della comicità e annesse declinazioni, «quello di storia è un concetto discutibile, diciamo che percorriamo il tema in senso cronologico» spiega Di Leva che per quest’oggi ha predisposto un tuffo nel Medioevo di giullari e teatranti cortigiani, il commento è di Paolo Bosisio, docente di Storia del teatro all’Università Statale, mentre i testi sono affidati a Paolo Bessegato e Anna Della Rosa.
L’incontro segue quello di mercoledì scorso centrato sul teatro greco e latino, da Aristofane a Petronio, sempre con la presenza di Paolo Bessegato, più l’intervento di Ricki Gianco e Roberto Negri al pianoforte.
Di Leva interverrà poi alla chiusura (30 novembre): «Ho pensato di raccontare la comicità nell’opera buffa... comicità e umorismo» specifica Di Leva, che per meglio chiarire il concetto ricorre a un esempio, «pensiamo al Don Giovanni, al momento in cui Zerlina confessa di aver sentito dire che i nobili sono farabutti, “Io so che raro colle donne voi altri cavalieri siete onesti e sinceri” osserva. La risposta di Don Giovanni – la nobiltà ha dipinta negli occhi l’onestà”- fa sorridere, non certo ridere. È umoristica la risposta di Leporello, “esibisco la mia protezione”, alla domanda di Don Giovanni su cosa stia facendo, diciamo che è una metafora porno».
È un ciclo sperimentale, questo messo a punto da Di Leva che già pensa a una ideale continuazione, «sarebbe interessante soffermarsi sul Novecento, su Kurt Weill, ma anche sullo stesso Sostakovich che, pare strano, ma così è, offre spunti umoristici».
Obiettivo del ciclo? «Considerato che oggi tutto si trasforma in televisione e che quindi il nostro pensiero è stato deformato, vorremmo proporre un qualcosa che offra informazioni, riflessioni, che possa costituire un momento di approfondimento... anche ridendoci sopra».