Comincia l’era Mosca, tra mille emergenze

È cominciata alle 8.45 di ieri mattina, con la cerimonia solenne all’Altare della Patria in piazza Venezia, l’avventura del nuovo prefetto capitolino Carlo Mosca. Ad accompagnarlo davanti al Milite Ignoto il suo predecessore Achille Serra, rimasto in carica per 4 anni e ieri insediatosi al comando dell’Alto commissariato anticorruzione. «Roma è una città sicura - ha esordito Mosca -. Il nostro impegno è volto a renderla ancora più sicura. Affronto questo nuovo lavoro con entusiasmo e orgoglio e spero di stabilire un proficuo rapporto di collaborazione con il sindaco di Roma, Walter Veltroni, e con i primi cittadini della provincia». Infine i ringraziamenti di rito a Serra per «il lavoro svolto» e una citazione particolare per il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia a Palermo proprio il 3 settembre di 25 anni fa: «Un esempio di impegno al servizio delle istituzioni democratiche», ha ricordato il 67esimo prefetto nella storia di Roma. Auguri telefonici di buon lavoro a Mosca anche da Veltroni, «per un incarico di grande prestigio e responsabilità in prima linea».
Perché sul fatto che quello del nuovo inquilino di Palazzo Valentini sarà un incarico in «prima linea», non ci sono dubbi. Al di là dei commiati affettuosi di questi giorni infatti, la situazione ereditata da Serra è tutt’altro che semplice. Tante le emergenze sul tappeto: la questione degli insediamenti rom abusivi (e il connesso mistero della futura collocazione dei 4 «villaggi della solidarietà»); la drammatica situazione abitativa e le occupazioni illegali da parte dei movimenti di lotta per la casa. Infine quelle di stretta attualità: la microcriminalità diffusa (un tema rilanciato dalla recente aggressione al regista Tornatore); l’affaire lavavetri e quello droga (e degrado) a Trastevere, dopo il video-shock del deputato azzurro Francesco Giro. Del resto proprio sulla droga, già venerdì scorso uno dei primi esponenti politici a dare il «benvenuto» a Mosca era stato il deputato di An, Maurizio Gasparri: «Al nuovo prefetto - aveva dichiarato Gasparri - indicherò nomi e indirizzi dei locali dove si vende la droga. Segnaliamo la situazione di degrado della Capitale frutto anche della tolleranza di chi lo ha preceduto (quindi Achille Serra, ndr) e forse anche per questo è stato destinato a un incarico marginale anzichè all’agognata guida della polizia. Nelle periferie come in centro non sono state date direttive adeguate alle forze dell’ordine per contrastare lo spaccio». Ma Gasparri era andato oltre: «Nei locali attorno piazza Navona la vendita della cocaina è normale come quella della birra». Un quadro, che fa sembrare gli auguri di buon lavoro a Mosca quantomeno opportuni.