COMINCIAMO PROPRIO MALE

Voi che cosa tenete nell’armadio? Il pastrano sdrucito? La giacca fuori moda? Il fuseaux fuori misura? La gonnellina-20-chili-fa? Ecco: al Consolato d’Argentina invece ci tenevano 120mila schede elettorali. Ma sicuro: voto di taglio sartoriale. Su misura. E in effetti, quando hanno chiesto alla ditta che (senza gara d’appalto) si è aggiudicata la pratica, come mai nascondessero 120mila schede in un armadio, quelli hanno risposto: «Caso mai servissero...».
Caso mai servissero? E a cosa dovrebbero servire 120mila schede elettorali? Ad accendere un falò caso mai il 13 aprile facesse freschetto? A darle ai bambini così ci disegnano sopra dei pupazzi che, comunque, sono meno mostruosi di certi candidati? Motivazione ufficiale: le schede servono «per precauzione». Ma su 460mila schede legittime stampate in Argentina, che ce ne siano 120mila da parte «per precauzione» pare eccessivo a tutti. A cominciare dal medesimo Consolato che infatti ha ordinato: distruggete i pacchi sospetti. Operazione riuscita a metà: infatti sono stati distrutti i pacchi. Non i sospetti.
Del resto nel 2006 ne abbiamo viste di tutti i colori (soprattutto color rosso Unione, però): schede compilate in serie nei garage dell’Australia, altre buttate nei cassonetti, scatoloni persi in Svizzera, strani scambi in Argentina. E poi i dubbi sul voto in Campania, il black out, le cifre corrette a penna, le schede bianche improvvisamente crollate dal 4,2 all’1,1% in Italia e addirittura del 76% a Napoli. Numeri credibili quanto Veltroni quando dice che vuole abbassare le tasse, insomma.
Vogliamo provare a evitare il bis? Certo: comincia male. Anzi malissimo. 120mila schede in cerca d’autore: già si sente puzza di bruciato. Ed è un problema serio perché è vero che, come diceva un saggio, le elezioni sono sempre un po’ una fregatura: i cittadini ogni cinque anni fanno una croce, e poi se la debbono portare. Però, almeno, che sia la croce che hanno davvero scelto loro.