Cominciato lo sciopero della fame degli autisti «inidonei» di Trambus

Sciopero della fame e un presidio continuo organizzato a Piazza Venezia. Da ieri mattina è questa la strategia scelta dagli «inidonei» di Trambus per cercare di ottenere delle risposte convincenti dall’azienda. I 53 autisti che dal primo luglio si trovano in aspettativa obbligata, si sentono presi in giro, quasi traditi dall’atteggiamento di chi avrebbe dovuto tutelarli. In Piazza San Marco, all’ombra degli alberi per contrastare almeno in parte il grande caldo, hanno esposto alcuni striscioni: «50% stipendio, 0% dignità», «Lavoratori di Trambus in aspettativa. E le amministrazioni cosa aspettano?», «Vogliamo guarire lavorando e non morire oziando». Ma chi sono questi manifestanti? Per la maggior parte si tratta di padri di famiglia con figli a carico, che da un giorno all’altro si sono trovati con una busta paga inferiore ai 500 Euro, una cifra che rende impossibile anche solo pensare di arrivare a fine mese. Per tutti parla Fausto: «Ho 44 anni - racconta senza pensarci troppo - e sono stato assunto nel 1988. Nel 2004 ho smesso di guidare per una patologia del sangue. Mi hanno spedito per tredici mesi in una stazione della metropolitana, sottoterra, dove il clima è irrespirabile. A mettermi in aspettativa forzata però non ci hanno pensato un minuto». Gli «inidonei» non meritano di essere mandati a casa, perché sono del tutto «idonei» a svolgere altri funzioni in azienda. Trambus dice che non ci sono posti disponibili, ma intanto si scopre che Atac ha assunto 36 controllori. La contraddizione è evidente. Prevedibili sono invece le malattie che a lungo andare colpiscono gli autisti. L’ernia del disco, lo slittamento delle vertebre, sono naturali conseguenze della postura adottata alla guida. Per non parlare della depressione: iniziare a lavorare a 21 anni con davanti la prospettiva di dover vivere nel traffico per altri 35, senza ulteriori sbocchi, non è di conforto per nessuno. Come pure non è una strategia equa e nemmeno sensata buttare via gli ingranaggi difettosi, quando altrove funzionerebbero a dovere. Certi concetti, forse, fa più comodo fingere di non capirli.