Comincio a pensarla come Reja

Non so se devo preoccuparmi, ma più passa il tempo e più le mie sensazioni e opinioni collimano con quelle di Edy Reja. Ieri, a fine partita, il tecnico aveva l’espressione serena, la fronte distesa, la bocca priva della consueta smorfia sofferente. Ero sereno anch’io. Entrambi ci aspettavamo questa sconfitta come la «Crónica de una muerte anunciada» di Gabriel Garcia Marquez. Entrambi, io e lui, siamo rimasti piacevolmente sollevati dalla scampata mattanza i cui prodromi erano tristemente evidenti a inizio gara. Ancora una volta all’unisono il nostro pensiero più triste è corso a una Caporetto ben più bruciante, ben più inaccettabile: quella di domenica scorsa coi sardi. Fu quel surreale pareggio al 95’, simile a un brutto film di Dario Argento, la nostra vera sconfitta e non questa di San Siro. Senza quella beffa saremmo venuti al Meazza con la tranquillità di chi ha ampiamente rispettato la tabella di marcia. Su un’unica cosa non mi vedo d’accordo col nostro tecnico. Ieri, ricordando gli episodi di una settimana fa, lui se l’è presa con gli arbitraggi troppo disinvolti nel concedere i minuti di recupero. Eh no, caro Edy, qui non sono d’accordo. Stavolta te la devi prendere con te stesso e con quei buontemponi che si fanno infinocchiare a partita già finita. Per il resto, guardiamo entrambi avanti con fiducia. I ragazzi hanno dimostrare di essere ancora vivi e vegeti pure davanti ai panzer nerazzurri, che con un pizzico di fortuna...