Il comitato elettorale del centrosinistra ospitato dal Teatro Elfo, paga Pantalone

Restaurata con soldi pubblici, la sala di corso Buenos Aires è del Comune

È la solita, vecchia storia. Quella di ben predicare ma di mal razzolare. Una storia che, puntualmente, si ripete e che in questi giorni si arricchisce di un nuovo capitolo. Lo sapete dov’è la sede ufficiale del comitato elettorale di Giuliano Pisapia, candidato sindaco delle sinistre? Nei locali del Teatro Elfo Puccini, in corso Buenos Aires al civico 33. Vi chiederete che male c’è. Diciamo nessuno. Se non fosse che la rinnovata, storica sala risalente all’inizio del secolo scorso e che ha riaperto i battenti e rialzato il sipario nel marzo 2010 dopo 25 anni di chiusura, sia di proprietà del Comune. Se non fosse anche che la ristrutturazione (o, piuttosto, la ricostruzione) dell’ex Politeama sia costata oltre dieci milioni di euro, finanziati in buona parte dallo Stato e, quindi, dai cittadini. Se non fosse altresì che la compagnia del Teatro dell’Elfo (che ha ottenuto dal Comune di Milano la gestione del Puccini per vent’anni), sotto la denominazione di Teatridhitalia e in qualità di «teatro stabile d’iniziativa privata» ha ricevuto per l’anno 2010 dal Fus (Fondo unico dello spettacolo), che fa capo al ministero dei Beni culturali - quindi al governo - un finanziamento pari a 1.020.226 euro di pubblico denaro.
Il comitato elettorale di Pisapia, in buona sostanza, è un ospite. Gradito ospite della compagnia teatrale diretta dall’attore e regista Elio De Capitani, conosciuto dal grande pubblico per l’interpretazione di Silvio Berlusconi nel film Il caimano di Nanni Moretti, uscito nelle sale nel 2006.
Insomma, per farla breve, pantalone paga e qualcun altro gode. Diciamo che, messa la questione in altri termini, si potrebbe dire - per carità, senza indignarsi ma, al contrario, apprezzando lo «sforzo» - che la sinistra ha nelle proprie corde grande capacità e consapevole destrezza nel saper individuare e altrettanto «valorizzare» luoghi di sicura attrazione sotto il profilo culturale. Peccato che lo fa pro domo sua.
Così, per tornare alla storia d’apertura, da una parte le vecchie volpi di sinistra dipingono plumbei paesaggi di nuovi, incombenti medioevi, nel caso di una (ri)affermazione del centrodestra al ballottaggio di domenica prossima; dall’altra utilizzano, per lanciare i propri strali apocalittici, luoghi pubblici pagati dai cittadini. Ma non temete. Non può mancare il lieto fine. Peccato che abbia il sapore della beffa. Perchè fu proprio grazie anche e soprattutto all’impegno del sindaco Letizia Moratti che il Teatro Puccini è tornato a vivere.