Comitato governance? A Generali non serve

da Milano

Malgrado la spallata inferta dal fondo speculativo Algebris e da Mediobanca, il presidente Antoine Bernheim prende le distanze dalla riflessione in corso tra i grandi soci di Generali per semplificare l’assetto di comando del gruppo triestino. «Hanno voluto creare un comitato governance, ma tutto questo non impedisce alla società di funzionare e funzionava molto bene», ha notato l’anziano banchiere francese determinato a non abbandonare anzitempo la plancia di comando rispetto alla scadenza di aprile 2010.
«Spero naturalmente di poter portare a termine il mio mandato e mi auguro che la salute me lo permetta», ha aggiunto Bernheim, auspicando la fine delle ostilità emerse nei suoi confronti «in modo del tutto ingiustificato». Dietro alla caustica lettera del fondo di Davide Serra, il banchiere aveva insinuato il dubbio di un complotto tra gli investitori italiani: questa possibilità «è una supposizione», ha precisato il presidente di Generali, dicendosi però «colpito» dalla «coincidenza» con le richieste di alcuni amministratori subito dopo l’assemblea dello scorso aprile. Richieste «che sono più o meno le stesse di Algebris».
Bernheim, in ogni caso, non arretra di un passo portando a sostegno del proprio operato i successi ottenuti dal management del gruppo che, «dopo molte vicissitudini, è in ottima salute e pronto a crescere in modo significativo al fine di contribuire al prestigio dell’Italia nel mondo». «È questo il mio obbiettivo durante gli anni del mio ultimo mandato», ha aggiunto Bernheim, augurandosi che il gruppo rimanga sempre a Trieste (di cui il banchiere è diventato cittadino onorario).
Bernheim, che si è soffermato anche sull’incontro di Nizza tra Nicolas Sarkozy e Romano Prodi, ha poi ricevuto il sostegno di Fausto Marchionni: «Siamo solo degli investitori e, come tali, siamo solo spettatori passivi. Personalmente, però, posso dire di ritenere che il management delle Generali sia un ottimo management», ha detto l’ad di Fonsai (a Premafin fa capo il 2,4% di Trieste). «Noi siamo convinti di avere investito in un titolo buono e solido», ha aggiunto. «Certo è sempre difficile dire se si poteva fare di più o di meno».