Comizi virtuali, il parlamento è su Internet

Anche i leader italiani scoprono Facebook, il sito dove socializzano i giovani di tutto il mondo. Il premier: "Il mio datore di lavoro è la Repubblica italiana". Chi non ha una home page non sgugge: i fan mettono on line biografia e foto di tutti

Milano - A convincerli sono bastate due cose. La traduzione, per la quale non serve il vocabolario: Facebook, libro delle facce, insomma una vetrina. E quella funzione, «aggiungi agli amici», roba che tanta gente non la incontri nemmeno con una vita di comizi. Vita grama, quella dei politici nell’era del web. Non bastava che sulla dannatissima rete restassero ab aeterno le loro dichiarazioni, a rievocare in men che non si dica strafalcioni e voltafaccia. Ora tocca pure scoprire che esistono i «social network», iscriversi con tanto di foto e poi tentare di capirci qualcosa. Chi non c’è, è out. Così eccoli.

Walter Veltroni si è iscritto alla discussione «per rendere più democratico il partito democratico», come se non fosse lui il principale indiziato dello scarso diritto di parola interno. Roberto Calderoli l’ha presa in modo più goliardico, e ha preferito gruppi tipo «+ rum e - rom», «Polenta Addicts Anonympus (PAA!)», «Silvio è tornato e ci ha liberato dai comunisti». Lui, Silvio Berlusconi, principalmente pubblica «i fatti del buongoverno», bisognerà pur dare il buon esempio dopo aver ammonito i ministri a comunicare quel che si fa. Romano Prodi «non ha attività recenti», una metafora di vita; Francesco Rutelli pensa di essere ancora ministro e sindaco di Roma, ma dev’esser che da un po’ non aggiorna il suo profilo, del resto uno degli ultimi messaggi in bacheca glielo ha inviato Veltroni il 26 aprile. E poi c’è Pier Ferdinando Casini «in cerca di amicizia», Mario Borghezio che costa ormai 1.800 dollari perché tutti fanno a gara a comprarselo, Piero Fassino abbandonato a se stesso che nemmeno nel partito, gli hanno scritto in cinque.

Qualcuno fa ancora resistenza, il leghista Matteo Salvini ammette candidamente che «non ci capisco una fava» e infatti non c’è. Gli altri si arrangiano come possono. Casini si è scelto la foto e si collega ogni giorno, ma per i dettagli tecnici si affida alle figlie della moglie Azzurra Caltagirone, Benedetta e Maria Carolina. Antonio Di Pietro s’era pure comprato uno spazio su Second Life, ormai è un esperto. Berlusconi si è affidato ai supporter, alla voce «datore di lavoro» hanno scritto: Repubblica italiana. Giulio Tremonti c’è ma sta in disparte, alla Nanni Moretti, Enrico Letta tenta di accattivarsi i giovani scrivendo che «gioca ancora oggi a Subbuteo», Ignazio La Russa ha una home page ma è più cliccata l’altra, «Ignazio La Russa by Fiorello» con le imitazioni, Umberto Bossi ha messo on line le foto della Nazionale padana, ma molto più attivo è il figlio Renzo: ha oltre 2mila amici, fra le citazioni preferite ha messo tutte le frasi più celebri del Senatur e fra gli amici Mario Borghezio, oltre a una sfilza di belle ragazze.

In realtà, rispetto ai leader stranieri gli italiani sono tutti dei principianti. Il confronto più ingrato è quello fra Barack Obama e Walter Veltroni. Vai sulla home page di Walter e scopri che è un «supporter» del candidato democratico alla Casa Bianca. Vai sulla home page di Barack e di Veltroni non c’è traccia. Quel che più deprime è il numero di sostenitori: Obama ne ha quasi un milione e mezzo, Veltroni 2.081, peraltro la metà di Berlusconi, che ne conta 5.057. Disdetta delle disdette, se clicchi su «Aggiungi Walter agli amici», un messaggio automatico ti dice che «Walter ha già troppi amici», perché ha raggiunto il limite di 5mila, lui stesso un paio di giorni fa ha spiegato che «bisognerà far qualcosa», si attende proposta di legge. Comunque, il leader del Pd è quello che se la cava meglio. È che lui ci crede, in quello che definisce «uno spazio senza barriere», che «ci aiuta a stare in mezzo agli altri, a vivere meglio», del resto avverte: «Se il Pd non saprà trovare freschezza e innovazione, temo che altri risultati elettorali dimostreranno quale risultato straordinario era quel 34% delle politiche».

E poi ci sono quelli che non lo sanno. Sono i fake, i falsi. Emma Bonino, per dire, ringrazia per le foto che ignoti hanno messo on line per lei, Vladimir Luxuria si dice lusingata per la pagina che la definisce «the most exciting member of european parliament», ma confessa di non saper neppure accendere il computer. Ma le più quotate sono i ministri Carfagna e Prestigiacomo. I fan club si sprecano, da «Difendiamo Mara Carfagna» all’altro, esilarante: «Per tutti quelli che quando si parla di belle donne in parlamento pensano a Stefania Prestigiacomo e non a Vladimir Luxuria».