Commando rapina la Centrale del Latte

Avevano seguito le abitudini dei dipendenti, studiato alla perfezione ogni dettaglio, preparato il piano con massima precisione. Ieri i quattro banditi che hanno fatto irruzione all’interno della banca di Roma della Centrale del Latte, erano sicuri che il colpo sarebbe andato a buon fine.
La rapina, che ha avuto come teatro lo stabilimento di via Fondi di Monastero, a San Basilio, è avvenuta poco dopo le 10.15, mentre il personale dell’istituto di credito era al lavoro. Due banditi, vestiti da guardie giurate, sono arrivati davanti alla Centrale a bordo di una macchina, alla quale avevano applicato i contrassegni dell’istituto di vigilanza Fidelitas, per non correre il rischio di dare nell’occhio.
Poco dopo sono stati raggiunti da due complici, su di una moto, con il volto non travisato. E non si sono lasciati intimorire dalle due auto dell’Istituto di Vigilanza Urbe, che si trovavano davanti alla sbarra d’ingresso. Tutti e quattro, armati di pistola, hanno fatto irruzione dentro la centrale e, dopo aver immobilizzato e disarmato due uomini della sicurezza, sono riusciti a entrare all’interno della banca. Sapevano che il bottino sarebbe stato ingente, almeno quanto l’intero ammontare del ricavato dalla vendita del latte e degli altri prodotti. Ma forse, neanche loro erano coscienti che sarebbero riusciti a portar via oltre 400 mila euro.
Lo hanno scoperto dopo aver costretto due dipendenti dello sportello dell’istituto di credito ad aprire la cassa, sotto la costante minaccia delle armi. Poi sono fuggiti e hanno fatto perdere le tracce. «Abbiamo avuto molta paura - raccontano i dipendenti - ma non possiamo aggiungere altro, perché sono in corso le indagini da parte della polizia». Una delle due guardie giurate si è sentita male, ed è stato necessario l’intervento di un’ambulanza. Sul posto sono giunti anche gli esperti della scientifica, che hanno effettuato i rilievi per trovare eventuali impronte digitali.
Delle indagini si occupa la squadra mobile, coordinata dal dirigente Vittorio Rizzi, che ieri pomeriggio ha ascoltato i testimoni per cercare di ricostruire l’identikit dei due banditi a volto scoperto e trovare ulteriori dettagli per risalire ai componenti della banda, tutti e quattro italiani con accento del centro-sud.