Il commando verde che bombarda di fiori la città

(...) guardando nel Gps (Global positioning system) e ti chiedi cosa stiano mai facendo di tanto interessante. Niente paura: si tratta di alcuni tra gli hobby più recenti dei milanesi. Ma andiamo con ordine.
«La nostra missione – svela Riccardo che con altri giovani (età media 25 anni) fa parte di un gruppo di giardinieri d’assalto – è quella di abbellire con piante e fiori le aiuole dismesse o le aree più malandate della città». Il movimento ha un fulcro centrale che si riconosce nel sito internet Guerrilla Gardening, dove quasi tutte le azioni del gruppo, che sono pur sempre interventi non autorizzati su suolo pubblico, vengono documentate con tanto di foto. «Ma può aderire – prosegue Riccardo – chiunque condivida le nostre finalità».
In Inghilterra la moda è diventata un vero e proprio fenomeno sociale in poco più di tre anni grazie al suo inventore, il londinese Richard Reynolds, che nottetempo ha ingentilito intere aree della City. In Italia il gruppo è nato a Milano ma ormai conta migliaia di simpatizzanti in tutto lo Stivale. «La gente che ci vede all’opera – aggiunge una attivista verde che vuole rimanere anonima – non chiama i vigili come succederebbe con i writers, ma applaude divertita. E alcune aziende di giardinaggio ci aiutano dandoci consigli e fornendoci materiali».
E così si scopre che Mercedes, «temuta guerrigliera» di origine spagnola, è riuscita nottetempo a piantumare tre alberi sul controviale della strada provinciale Trezzano–Abbiategrasso; oppure che un «commando» di velocisti verdi ha messo a dimora in un’aiuola spartitraffico di viale Monza piantine di erica e di crisantemo più arbusti di skimmia nipponica e pachisandra in un tempo record (dalle 22.30 alle 22.49 di un giorno imprecisato) strappando all’entusiasta titolare di un attiguo phone center la promessa di innaffiare regolarmente l’opera.
Nemmeno i cigli erbosi della Martesana sono risparmiati dagli improvvisi giardinetti multicolori degli attivisti del verde. Così la periferia Sud, il quartiere Isola o i bordi esterni di alcune linee tranviarie. Tra i consigli che si possono trovare sul sito del movimento non manca quello per la creazione di una flower bomb: basta un foglio di giornale in cui avvolgere terriccio, fertilizzante e semi di fiori da lanciare in cantieri in disuso per poter apprezzare «splendide fioriture in luoghi dimenticati».
Dai fiori ai satelliti la voglia di stupire dei milanesi non conosce tregua. Così, neppure troppo in sordina, fa adepti in città il Geocaching, una caccia al tesoro attuata con l’aiuto del Gps palmare. Lo strumento è in grado di tradurre longitudini e latitudini di volta in volta pubblicate dai giocatori sul loro sito (che si chiama Geocaching Italia) in luoghi precisi di Milano. Gli oggetti nascosti si chiamano cache (contenitore nascosto).
«Di solito – dice Lorenzo, da un anno attivo giocatore meneghino – si tratta di porta-alimenti da frigo di varie dimensioni al cui interno poter celare un piccolo bloc-notes sul quale documentare l’avvenuto ritrovamento dell’oggetto che poi bisogna riporre nello stesso posto, a disposizione di altri giocatori». Il Geocaching è nato negli Stati Uniti nel 2000 e tra i suoi estimatori ha avuto anche il compianto attore hollywoodiano, James Coburn.
Per i patiti di questo gioco – che ormai sono un migliaio – a Milano ci sono vari tesori nascosti all’Arco della Pace, all’Arena, al Parco Trotter, al Civico Acquario, nei pressi di Sant’Eustorgio, in quelli della Torre Velasca e via elencando. I «tesori» possono anche essere contenitori molto piccoli nascosti in buchi di muri o tra mattoni sconnessi. A volte racchiudono biglie, monetine, semplici foglietti arrotolati, pupazzetti e quant’altro suggerisce la fantasia dei giocatori. «Non è tanto il tesoro che deve meravigliare il cercatore – prosegue Lorenzo – quanto il luogo che si sta esplorando per trovarlo».