Commedia all’italianaI soldi dello Stato finiscono ai soliti noti

I "100Autori" in rivolta: il ministero dei beni culturali finanzia le produzioni più forti. E ai piccoli le briciole

«Basta finanziamenti a questi tipo di film». Di solito è il nostro giornale a scriverlo mentre ora, a sorpresa, a scendere in campo è l’associazione “100Autori” molto critica sugli ultimi stanziamenti della Direzione generale per il Cinema. Tra i 7 film finanziati il 12 gennaio saltano all’occhio i primi e più alti contributi andati a tre solide produzioni: gli 800mila euro di Educazione siberiana diretto da Gabriele Salvatores, i 650mila di Posti in piedi in paradiso diretto da Carlo Verdone e i 700mila di Venuto al mondo di Sergio Castellitto. Si chiede Maurizio Sciarra del direttivo “100Autori”: «Sono queste le scelte che deve fare lo Stato? Perché anticipare i soldi a imprenditori privati che non ne hanno bisogno?». Il regista, da sempre fautore del sostegno pubblico al cinema, è ancora più esplicito su Facebook: «Benvenuto De Laurentiis (il produttore di Verdone, ndr) nel club degli industriali più assistiti d’Italia. Non bastavano i milioni di euro sugli incassi...».
In effetti i “100Autori” non si sarebbero mossi (la prossima settimana sono attesi al Ministero) se non si fosse aperto ancora una volta il «caso» del presidente del Napoli che in passato sembrava disdegnare le pratiche ministeriali mentre negli ultimi due anni ha ottenuto i contributi e il riconoscimento di «film di interesse culturale nazionale» per le commedie Amici miei... come tutto ebbe inizio di Neri Parenti (400mila), Manuale d’amore 3 (400mila) e Genitori&figli. Agitare bene prima dell’uso (1milione e 100mila) di Giovanni Veronesi. Per non parlare dei cosiddetti ristorni, cioè i contributi sugli incassi che lo Stato è tenuto a versare. È una strana norma, incomprensibile ai più, che viene da lontano (la legge Andreotti, 1949) ma che presto sarà ritoccata, naturalmente al ribasso.
Intanto però Aurelio De Laurentiis aspetta dal Ministero per i beni culturali qualcosa come 10 milioni di euro. E forse è anche per questo che cerca di farseli un po’ anticipare per Posti in piedi in paradiso di Carlo Verdone, atteso nelle sale il 4 marzo, che si preannuncia di sicuro successo. Così a settembre è stata presentata l’istanza di finanziamento con la dichiarazione di un costo industriale di quasi 8 milioni di euro, di poco inferiore ai 10 e mezzo di Educazione siberiana di Salvatores che però, per gli standard italiani, è un kolossal, girato anche all’estero (Lituania) con un attore del calibro di John Malcovich. In tema di star anche Castellitto, per Venuto al mondo, ha ingaggiato Penelope Cruz per una produzione da 13 milioni di euro, a cavallo tra Italia e Bosnia.
Rincara la dose Maurizio Sciarra: «Vorremmo solo che si rispettasse la legge italiana e la direttiva europea nell’ottica di finanziare i film cosiddetti difficili. La verità però è che la commissione del Ministero non poteva fare diversamente. La colpa è dei decreti, frutto della legge Urbani, che danno troppo peso alla carriera del produttore». Certamente il complesso meccanismo, in parte basato su alcuni automatismi, non funziona a dovere se un autore di lungo corso come Peter Del Monte s’è visto chiudere la porta per il suo piccolo film da un milione e mezzo di euro, Nessuno mi pettina bene, perché, pur avendo ottenuto «un punteggio sufficiente, non rientrava nelle risorse disponibili per la seduta». Dalla Direzione per il Cinema però fanno sapere «di essere consapevoli delle attuali criticità». Così sono già stati approntati nuovi decreti in cui saranno abbassati «i parametri sul produttore (da 40 a 30% del punteggio) e innalzati quelli sulla sceneggiatura (da 35 a 45)».
Tecnicismi a parte, anche Carlo Verdone è d’accordo sul cambiamento: «Mettendomi dalla parte non solo dei “100Autori” ma anche del buon senso, bisogna far sì che vengano aiutati i film più difficili e coraggiosi». Ma allora perché il 16 dicembre s’è presentato all’audizione ministeriale? «Io sono solo il regista, il produttore mi ha chiesto di andare e ho fatto ciò che dovevo», risponde con onestà l’attore. Per concludere con schiettezza: «Ma se fossi stato io a dover decidere, per come mi conosco, non avrei chiesto soldi allo Stato».