La commedia di Montanelli che lasciò al palo Buzzati

Il regista Paolo Mosca: «In questa pièce Indro aveva profetizzato molti temi odierni, la sintesi nel titolo sull’incomunicabilità fra marito e moglie»

«Eravamo dietro le quinte, stavamo salendo sul palco per raccogliere gli onori del pubblico, e Indro, che era bello alto, si prese una zuccata da qualche parte. Affrontò gli applausi della gente dolorante e parecchio nervoso, mascherando appena il fastidio per quell’inconveniente». Sorride ancora a pensarci Paolo Mosca, giornalista, scrittore e regista teatrale che, in quel giorno particolare sul finire degli anni ’60 scoprì, quasi per caso, un nuovo anfratto sconosciuto dell’incredibile talento di Indro Montanelli. Al Teatro Sant’Erasmo di Milano, infatti, quella che era una delle penne prìncipi del Corriere aveva vinto, per consenso del pubblico, una competizione drammaturgica: sua era la migliore commedia scritta apposta per la suggestiva «disfida», che aveva in lizza, tra gli autori, nomi come Pier Paolo Pasolini, Achille Campanile, Dino Buzzati, Giovanni Mosca. Quella commedia, intitolata Il petto e la coscia, torna sul palcoscenico del Teatro Oscar, proprio per la regia di Paolo Mosca. «Tutti conoscevano il Montanelli de I sogni muoiono all'alba, per non parlare dell’acuto e polemico osservatore delle cose italiane - spiega Mosca - Ma quella commedia leggera e arguta, ironica e smascheratrice delle ipocrisie sociali fu una vera sorpresa».
Una storia, quella delle pièce montanelliana, che raccontava allora - in un periodo di transizione tra la ritualità delle convenzioni borghesi e i fermenti femministi e sessantottini alle porte - delle insidie dell’incomunicabilità matrimoniale. Tutto era suggerito già dal titolo, efficace e intrigante come quelli di molti articoli di fondo del grande giornalista: un marito e una moglie potevano passare gli anni a darsi le parti sbagliate del pollo a tavola. Lui voleva il petto, lei la coscia, eppure fino a «quel giorno», quando lui torna a casa e la vede mangiare la «parte sbagliata», l’incrollabile convinzione era che lei amasse il petto. Ovvio, tra i due coniugi (interpretati da Silvio Spaccesi e Rosaura Marchi) esplode un confronto esistenziale che esula dalla gastronomia e sfocia, senza più equivoci, nella vita vera. Ai margini di questo scontro non mancano personaggi (come il «tanghero» e la cameriera di casa, prossimi al matrimonio ma ora, nell’assistere al redde rationem casalingo, titubanti) che si fanno strumenti di una curiosa «sinfonia filosofica», il cui motivo principale risuona nella domanda: sposarsi, o no? Una domanda cui Montanelli, per chi conosce la sua biografia, aveva risposto in modo assolutamente originale e individualistico. «In questa pièce - prosegue Mosca - Indro aveva profetizzato molti temi odierni, come ad esempio le insidie burocratiche dei vari tipi di legami, matrimoniali e no. Si tratta di un gioiello di satira che ho preferito lasciare in una cornice anni ’60, ma che potrebbe ben valere oggi». Continua Mosca: «Tutti rifanno il look ai classici, a Pirandello e Svevo - dice Mosca - Io ho preferito riportare alla luce una performance segreta del più grande giornalista del nostro secolo».
Il petto e la coscia
teatro Oscar da domani al 21 ottobre
ingresso 22-14 euro
informazioni 02.55196754