La Commedia non ha bisogno di quel cabaret

È bello e importante, naturalmente, che la Rai attraverso Benigni consenta al grande pubblico di avvicinarsi a Dante e di gustarselo in prima serata come si dovrebbe poter fare più spesso a proposito delle proposte cosiddette culturali. Un po' meno confortante è che persino la Divina Commedia abbia bisogno, per meritare la prima serata, di un lungo prologo a metà strada tra il cabaret e l'esibizione giullaresca desiderosa di aggrapparsi a tutti i costi alle lusinghe dell'attualità che giustifichino la successiva offerta di «alta televisione». Come se nemmeno Dante potesse stare in piedi da solo facendosi ascoltare in virtù della straordinaria forza della sua poesia, e avesse bisogno di una spintarella di facile presa, di un «aiutino» come apripista, di essere preceduto dagli ormai scontati e un po' ruffiani riferimenti al nostro panorama politico, da una battuta su Berlusconi e da una compensativa su Prodi o il solito Mastella, senza farsi mancare accenni goliardicamente insistiti ai piselli di Buttiglione e alle disavventure di deputati e portavoce con prostitute e trans. Con il rischio di suscitare l'ennesima polemica strumentalizzabile a seconda degli schieramenti, e di dare più attenzione a questi aspetti (e magari all'accusa di essersi approfittato dell'evento dantesco per permettersi licenze altrimenti non facili da ottenere) piuttosto che all'evento di cui si dovrebbe parlare: Dante recitato in prima serata su Raiuno, per tutti, la Divina Commedia che entra nelle case - non importa in quale dialetto o inflessione - a regalarci l'illusione che la selva oscura della nostra televisione, che sembra avere smarrito da tempo la dritta via, abbia finalmente avuto un soprassalto di coscienza. Ai filologi danteschi spetterà il compito di stabilire in che modo Benigni renda o no il giusto respiro ai versi del sommo poeta (talvolta è sembrato dare fin troppe spiegazioni) se abbia ragione il sopracciglio alzato di Sermonti nel sostenere che deve essere uno scrittore e non un attore a farsene strumento, o se si tratta della ciclica polemica proseguita con altri mezzi e volti (anche Vittorio Gassman, quando recitò Dante in tv, subì molte critiche). Per ora importa che un altro grande tabù televisivo sia stato infranto, per ora conta il fatto che, grazie alla popolarità trascinante di Benigni e alla sua energia appassionata, i suoni e le parole che escono dal televisore nell'orario di massimo ascolto, tutto d'un tratto, non siano quelli del tran tran di sempre.