Commemorati i Caduti in divisa

Sono 350mila gli uomini rimasti invalidi o mutilati durante il lavoro

Alessandra Caputo

Nel ricordo della strage di via Fani, i caduti di ieri ed oggi nelle istituzioni sono stati celebrati nella Quinta giornata nazionale del caduto per servizio. Sono circa 350mila gli uomini che, in qualità di carabinieri, agenti della polizia di stato, della guardia di finanza, della polizia penitenziaria, del corpo forestale dello stato, dei vigili del fuoco, dei vigili urbani, magistrati e dipendenti civili della pubblica amministrazione, sono rimasti mutilati o invalidi mentre svolgevano il proprio servizio.
Il 15 marzo rappresenta una ricorrenza annuale nella quale il Paese si unisce per onorare gli uomini che hanno compiuto il proprio dovere fino al sacrificio della vita. In questa giornata del ricordo, sotto l’alto patrocinio della presidenza della Repubblica e della presidenza del Consiglio dei ministri, è stato celebrato il valore di coloro che, al servizio delle istituzioni, hanno messo a repentaglio la propria vita per la sicurezza dei cittadini. Dopo il saluto da parte del presidente dell’Unms (Unione nazionale mutilati ed invalidi per servizio istituzionale) Franco Cesareo e del vicepresidente Alessandro Bucci, ha avuto inizio l’incontro a Palazzo Barberini coordinato dall’avvocato Giuseppe Petrocelli. Le cinque edizioni del convegno nazionale hanno visto protagonisti nel 2001 i carabinieri, nel 2002 i vigili del fuoco, nel 2003 la polizia penitenziaria e nel 2005 il corpo forestale dello stato. Quest’anno il riconoscimento è stato consegnato agli appartenenti alla polizia, per la loro «vita dedicata alla sicurezza dei cittadini». L’Unms è l’associazione di promozione sociale che, fin dal 1947, rappresenta e tutela gli interessi morali e materiali degli invalidi per servizio e dei familiari dei caduti, con impegno nello sviluppo di leggi in favore della categoria. Il numero di «vittime del dovere», purtroppo, non accenna a diminuire. Sono numerose le ragioni: perché non cessa la «guerra interna» delle forze dell’ordine ai ricorrenti attentati alla sicurezza delle istituzioni democratiche, alla vita e ai beni dei cittadini; non cessa il bisogno di garantire la pace e l’inviolabilità delle frontiere e l’intervento nelle pubbliche calamità.